• Fatto

    SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

    1. - il Tribunale di Bologna, dopo aver dichiarato, con sentenza non definitiva del 1993, la cessazione degli effetti civili del matrimonio contratto il 24 maggio 1976 da M.S. e F.A., dal quale erano nati due figli, all'epoca minori, definì, con sentenza depositata il 20 settembre 2002, le contrapposte istanze di carattere economico, tenendo conto del divario reddituale e patrimoniale fra i coniugi (il M., che possedeva quote di partecipazione in diverse società operanti nel campo della moda, per un valore di oltre L. sette miliardi, e in società immobiliari per oltre nove miliardi, e disponibilità finanziarie per oltre tredici miliardi; la F., che possedeva quote della società Polo Est per circa sessanta milioni, oltre all'usufrutto su quote della società Magli s.p.a., attribuitole dal coniuge, per un valore di circa un miliardo e seicento milioni), ed attribuendo, perciò, alla F. un assegno divorzile di Euro 1549,37 mensili, oltre ad un assegno di Euro 2065,83 mensili a titolo di contributo per il mantenimento dei due figli, con decorrenza dalla domanda, disponendo, inoltre, la corresponsione, direttamente ai figli, della somma annuale di L. 50.000.000, e confermando il provvedimento di assegnazione della casa coniugale.

    2. - Sull'appello del M., cui resisteva, proponendo appello incidentale, la F., la Corte di merito di Bologna, con sentenza depositata il 15 gennaio 2004, in parziale riforma della decisione di primo grado, condannò l'appellante principale al pagamento in favore della F., con decorrenza dal giorno della domanda, di un assegno divorzile dell'importo di Euro 3.500,00 mensili, nonchè della somma mensile di Euro 2000,00 a titolo di contributo per il mantenimento di ciascuno dei figli - somma da ritenere, peraltro, comprensiva di ogni importo dovuto, ivi compreso quello recato da una scrittura privata redatta dalle parti all'epoca della separazione -, rigettando la domanda di revoca dell'assegnazione della casa...

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  • Diritto

    MOTIVI DELLA DECISIONE

    1. - Deve preliminarmente disporsi la riunione, ai sensi dell'art. 335 cod. proc. civ., del ricorso principale e di quello incidentale, in quanto proposti nei confronti della medesima sentenza.

    2. - Non mette conto esaminare i primi due motivi del ricorso, con i quali rispettivamente si lamentava la violazione dell'art. 276 c.p.c., comma 1, e art. 158 cod. proc. civ., e la violazione dell'art. 51 cod. proc. civ. per il fatto che dalla intestazione della sentenza censurata figurava tra i magistrati che avevano partecipato alla decisione della causa il Dott. V.G., non presente, invece, alla discussione, secondo quanto attestato dal verbale di udienza redatto dal cancelliere con funzione di pubblico ufficiale, e che aveva già conosciuto della causa in altro grado.

    Infatti, per mero errore materiale era stato inserito, in detta intestazione, il nominativo del Dott. V. in luogo di quello del Dott. C.P., che aveva, in realtà, sostituito lo stesso V., proprio avuto riguardo alla predetta incompatibilità. La resistente aveva richiesto alla Corte d'appello la correzione dell'errore, cui questa aveva proceduto con ordinanza in data 25 giugno 2004. Di qui la rinuncia del ricorrente alla censura sollevata, che esonera questa Corte dall'esame dei motivi sopraindicati.

    3. - Con il terzo motivo, si deduce violazione e falsa applicazione della L. n. 898 del 1970, art. 5, nonchè omessa e insufficiente motivazione su di un punto decisivo della controversia. Si lamenta che la Corte di merito, pur avendo sostanzialmente condiviso le argomentazioni del Tribunale circa l'an ed il quantum dell'assegno divorzile in favore della F., ne avesse aumentato la misura da Euro 1549,37 - cifra già più elevata rispetto a quella, indicata dal decreto camerale 7 aprile 1992, pronunciato pochi mesi prima della presentazione del ricorso per divorzio, e confermato con ordinanza collegiale 10 giugno 1993 in sede di separazione, di L. 2.400,000...

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