Estremi:
Cassazione civile, 2004,
Classificazione:
  • Fatto

    Svolgimento del processo

    Con citazione notificata il 25.11.1995 la snc Beloardo conveniva davanti al pretore di Brescia il Consorzio per la gestione della riserva naturale delle T. del S., chiedendone al condanna al risarcimento del danno ex art. 2043 c.c., assumendo che gli stornelli avevano danneggiato gravemente le colture del suo fondo.

    Si costituiva il convenuto che eccepiva, fra l'altro, il difetto di legittimazione passiva, in quanto la responsabilità per i danni da fauna selvatica faceva capo alla regione, e contestava nel merito la domanda.

    Con sentenza in data 26.7.1997 il pretore di Brescia rigettava la domanda.

    Proponeva appello la snc B..

    Si costituiva e resisteva il convenuto.

    Il Tribunale di Brescia, con sentenza depositata il 9.4.2001, rigettava l'appello.

    Riteneva il giudice di appello che era pacifico che gli stornelli avessero causato danni alle colture dell'attrice e che il fondo della stessa si trovava all'interno della riserva naturale, ma che tanto non bastava per affermare la responsabilità aquiliana del consorzio; che la fauna selvatica è di proprietà dello Stato, mentre le funzioni di pianificazione e di coordinamento nonché la responsabilità risarcitoria per i danni provocati dalla fauna selvatica è a carico delle Regioni, ai sensi dell'art. 26 legge dello Stato n. 11/1992; che norma analoga è contenuta nell'art. 47 della legge regione Lombardia n. 26/1993; che detto indennizzo spetta per il solo fatto di aver subito un pregiudizio economico per il danneggiamento causato dalla fauna selvatica; che, se la domanda fosse stata proposta sotto questo profilo, vi sarebbe stato il difetto di legittimazione passiva del convenuto. Riteneva il tribunale che tuttavia la domanda era stata proposta a norma dell'art. 2043 c.c. nei confronti del consorzio; che era quindi necessario allegare e provare una responsabilità per colpa del convenuto e quindi la violazione di un obbligo comportamentale dello...

  • Diritto

    Motivi della decisione.

    1. Con il primo motivo di ricorso la ricorrente lamenta la violazione dell'art. 13 l. r. 30.11.1983 n. 86, che modificava la l. r. 27.7.1977 n. 33 in relazione all'art. 113 c.p.c. ed art. 2043 c.c. ed in relazione all'art. 360 n. 3 c.p.c..

    Lamenta la ricorrente che la sentenza impugnata, pur ritenendo in astratto concepibile una responsabilità ex art. 2043 c.c. da parte del Consorzio di Comuni, soggetto gestore della riserva per i danni non altrimenti risarcibili arrecati alla produzione agricola dalla fauna selvatica e pur avendo ritenuto provati e pacifici detti danni da stormi di stornelli nella fattispecie, aveva poi escluso una responsabilità del consorzio.

    Ritiene la ricorrente che nella fattispecie sussiste il danno ingiusto, inteso come lesione di un interesse giuridicamente protetto e, poiché la vigilanza della riserva naturale faceva capo al consorzio, egli doveva rispondere di detti danni.

    2.1. Ritiene questa Corte che il motivo sia infondato e che lo stesso vada rigettato.

    Osserva preliminarmente questa Corte che l'art. 1 della legge statale 11 febbraio 1992, n. 157, contenente norme per la protezione della fauna selvatica, dispone:

    - che la fauna selvatica è patrimonio indisponibile dello Stato ed è tutelata nell'interesse della comunità nazionale ed internazionale (primo comma);

    - che le regioni a statuto ordinario provvedono ad emanare norme relative alla gestione ed alla tutela di tutte le specie della fauna selvatica (terzo comma).

    Si deve aggiungere:

    - che le regioni esercitano le funzioni amministrative di programmazione e di coordinamento ai fini della pianificazione faunistico - venatoria di cui all'articolo 10 della legge prima richiamata e svolgono i compiti di orientamento, di controllo e sostitutivi previsti dalla stessa legge e dagli statuti regionali.

    Alle province...

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