Estremi:
Cassazione civile, 2004,
  • Fatto

    Svolgimento del processo

    A.A. conveniva avanti al Tribunale di Roma la moglie E.S. per sentir dichiarare sciolto il matrimonio dai coniugi contratto in data 1.12.1983.

    Costituitasi in giudizio la E.S. non si opponeva alla richiesta di scioglimento del matrimonio ma chiedeva che l' A.A. fosse condannato a corrisponderle un assegno divorzile.

    Il Tribunale di Roma con sentenza non definitiva pronunziava lo scioglimento del matrimonio contratto dalle parti e con sentenza definitiva in data 8.3.1999 condannava l' A.A. a corrispondere all'ex moglie, a titolo di assegno divorzile, la somma mensile di €. 1.500.000.

    Avverso tale sentenza proponeva impugnazione l' A.A. sostenendo che il Tribunale, nel liquidare l'assegno divorzile, non aveva tenuto in considerazione il tenore di vita effettivamente goduto dai coniugi, in costanza di matrimonio, ed aveva erroneamente valutato i redditi delle parti, sia prima che dopo la separazione.

    Costituitasi in giudizio E.S. chiedeva la reiezione dell'appello e proponeva a sua volta appello incidentale al fine di ottenere la condanna dell'ex marito al rimborso delle spese da lei sostenute, nel corso del giudizio di primo grado.

    Con sentenza in data 20.12.2001 la Corte di appello di Roma accoglieva l'appello e per l'effetto dichiarava non dovuto alcun assegno divorzile in favore della E.S. che condannava a restituire all'ex marito le somme percepite a titolo di assegno divorzile.

    Per la cassazione della sentenza della Corte di appello propone ricorso, articolato su tre motivi, E.S.

    Resiste con controricorso A.A. che propone altresì ricorso incidentale, fondato su unico motivo.

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  • Diritto

    Motivi della decisione

    Preliminarmente va disposta la riunione dei ricorsi ex art. 335 c.p.c..

    Con il primo motivo di cassazione la ricorrente lamenta violazione e falsa applicazione dell'art. 5 L. n. 898/1970, nonché contraddittoria ed insufficiente motivazione su un punto decisivo della controversia.

    Assume la ricorrente che la Corte territoriale ha errato nel valutare le sue condizioni economiche attuali, raffrontandole con quelle dell' A.A. riferite all'atto della separazione.

    Il giudice di merito avrebbe dovuto al contrario accertare le condizioni attuali della E.S. raffrontandole con quelle dalla stessa godute all'atto della dichiarazione di scioglimento del matrimonio, al fine di stabilire se la stessa potesse godere di una situazione economica che le consentisse di mantenere lo stesso tenore di vita goduto in pendenza di matrimonio.

    La Corte di appello inoltre ha omesso di considerare i miglioramenti economici percepiti dall' A.A. a seguito del mutamento di qualifica da referendario a consigliere parlamentare presso il Senato della Repubblica, che avrebbe dovuto valutare costituendo gli stessi un prevedibile sviluppo di carriera di uno dei due coniugi.

    Il motivo è infondato e va pertanto disatteso.

    Invero in base all'art. 5 L. 898/1970 il giudice chiamato a stabilire la sussistenza del diritto alla percezione dell'assegno divorzile da parte del coniuge più debole deve effettuare una valutazione comparativa fra il tenore di vita goduto dai coniugi in costanza di matrimonio e la situazione patrimoniale del coniuge richiedente, al momento della domanda, al fine di stabilire se lo stesso abbia i mezzi sufficienti a garantirgli il mantenimento di un analogo, e non identico, tenore di vita o se lo stesso...

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