Estremi:
Cassazione civile, 2004,
  • Fatto

    Svolgimento del processo

    M.D. con ricorso del 9 maggio 1998, adiva il Tribunale di Vasto, al fine di ottenere la pronuncia della cessazione degli effetti civili del matrimonio concordatario contratto con L.S.

    Nel giudizio si costituiva L.S., che chiedeva l'aumento dell'assegno di mantenimento stabilito per le figlie minorenni e l'attribuzione dell'assegno divorzile.

    Instauratosi il contraddittorio, il Tribunale di Vasto, con sentenza non definitiva del 21 luglio 1998, pronunciava la cessazione degli effetti civili del matrimonio contratto da M.D. e L.S. e, con separata ordinanza, disponeva il prosieguo del giudizio per la decisione delle domande concernenti i rapporti economici e, all'esito, con sentenza del 20 aprile 1999, rigettava la domanda della L.S. di attribuzione dell'assegno divorzile, stabilendo in lire 2.500.000 mensili l'assegno di mantenimento a carico del M.D. in favore delle figlie.

    Avverso questa sentenza proponeva appello L.S. chiedendo, in sua riforma, l'attribuzione di un assegno divorzile, nell'importo di €. 2.000.000 mensili e l'incremento dell'importo del contributo per il mantenimento delle figlie minori, con vittoria delle spese di entrambi i gradi del giudizio.

    M.D. nel costituirsi in giudizio, chiedeva il rigetto del gravame e la condanna dell'appellante alle spese del doppio grado di giudizio.

    Ricostituitosi il contraddittorio, la Corte di appello de L'Aquila, con sentenza depositata il 27 febbraio 2001, in riforma della pronuncia di primo grado, poneva a carico del M.D. l'obbligo di corrispondere alla L.S. l'assegno divorzile, quantificato in € 2.000.000 mensili, condannandolo altresì a pagare le spese di entrambi i gradi del giudizio.

    Per la cassazione di questa sentenza ha proposto...

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  • Diritto

    Motivi della decisione

    1. - In linea preliminare va disposta la riunione dei ricorsi, in quanto riguardano la stessa sentenza e devono essere decisi unitariamente (artt. 333, 335, c.p.c.)

    2. - Il ricorrente principale, con il primo motivo, denuncia «nullità della sentenza e del procedimento d'appello per inesistenza della procura per violazione dell'art. 83 c.p.c. in relazione all'art. 360 n. 4 c.p.c.», deducendo il difetto di jus postulandi dell'avv. Luigi Petruzzo, difensore della L.S. nel secondo grado, in quanto questi ha agito in forza di mandato a margine dell'atto di appello con il quale quest'ultima lo ha però designato per «rappresentarla e difenderla nel presente procedimento esecutivo » eleggendo domicilio nel suo studio in Pescara alla via Bologna n. 5 conferendogli ogni più ampia facoltà, mentre nell'epigrafe dello stesso atto il domicilio risulta eletto «presso lo studio dell'avv. Vittorio Isidori, via Simonetto, n. 16 l'Aquila».

    A suo avviso, il conferimento del mandato per un procedimento esecutivo non abilitava il difensore alla proposizione dell'appello e, pertanto, dovrebbe ritenersi mancante la procura ad litem, con conseguente inesistenza giuridica dell'atto di appello e configurabilità di un vizio rilevabile d'ufficio in ogni stato e grado del giudizio, insuscettibile di sanatoria per acquiescenza.

    2.1. - La censura è infondata e va rigettata.

    Il motivo, denunziando un error in procedendo, consente ed impone l'esame diretto degli atti, dai quali risulta che, come dedotto dal ricorrente, la procura a margine dell'atto di appello contiene effettivamente il riferimento al conferimento del potere di rappresentanza e difesa «nel presente procedimento esecutivo». Tuttavia, la pur evidente inesattezza dell'indicazione contenuta nella procura è insufficiente a...

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