Estremi:
Cassazione civile, 2011,
  • Fatto

    RITENUTO IN FATTO

    che P.S., con ricorso del 18 febbraio 2010, ha impugnato per cassazione - deducendo numerosi motivi di censura -, nei confronti del Ministro dell’economia e della finanze, il decreto della Corte d’Appello di Napoli depositato in data 19 maggio 2009, con il quale la Corte d’appello, pronunciando sul ricorso del P. - volto ad ottenere l’equa riparazione dei danni non patrimoniali ai sensi della L. 24 marzo 2001, n. 89, art. 2, comma 1, -, in contumacia del Ministro dell’economia e delle finanze, ha condannato il resistente a pagare al ricorrente la somma di Euro 2.500,00 a titolo di equa riparazione, nonche’ la somma di Euro 725,00 a titolo di spese del giudizio, previa loro compensazione per la meta’;

    che il Ministro dell’economia e delle finanze, benche’ ritualmente intimato, non si e’ costituito ne’ ha svolto attivita’ difensiva;

    che, in particolare, la domanda di equa riparazione del danno non patrimoniale - richiesto nella misura di Euro 13.250,00 per l’irragionevole durata del processo presupposto - proposta con ricorso del 3 marzo 2008, era fondata sui seguenti fatti: a) il P., asseritamente creditore di somme a titolo retributivo e previdenziale, aveva proposto - con ricorso del 28 luglio 2000 - la relativa domanda dinanzi al Tribunale amministrativo regionale della Campania; b) il Tribunale adito non aveva ancora deciso la causa;

    che la Corte d’Appello di Napoli, con il suddetto decreto impugnato - detratti tre anni di ragionevole durata del processo presupposto - ha liquidato a titolo di equa riparazione per danno non patrimoniale la somma di Euro 2.500,00, cosi’ ridotta, per avere il ricorso introduttivo del processo presupposto natura collettiva ed il ricorrente presentato istanza di prelievo a distanza di due anni dal ...

  • Diritto

    CONSIDERATO IN DIRITTO

    che con i motivi di censura vengono denunciati come illegittimi: a) l’applicazione di un parametro di liquidazione dell’indennizzo ingiustificatamente inferiore a quello indicato dalla Corte europea dei diritti dell’uomo; b) la riduzione dell’indennizzo per la mancata presentazione dell’istanza di prelievo e per la natura collettiva del ricorso introduttivo del processo presupposto; c) la liquidazione delle spese in misura inferiore ai minimi tariffari e la disposta compensazione parziale delle stesse in mancanza dei presupposti di legge;

    che il ricorso merita accoglimento, nei limiti di seguito precisati;

    che, in particolare, la censura sub a) e’ manifestamente fondata, perche’ questa Corte, sussistendo il diritto all’equa riparazione per il danno non patrimoniale di cui alla L. n. 89 del 2001, art. 2 e fermo restando il periodo di tre anni di ragionevole durata per il giudizio di primo grado, considera equo, in linea di massima, l’indennizzo di Euro 750,00 per ciascuno dei primi tre anni di irragionevole durata e di Euro 1.000,00 per ciascuno dei successivi anni;

    che, nella specie, la Corte non ha specificamente spiegato le ragioni dello scostamento da tale costante orientamento, non individuando ne’ il periodo di irragionevole durata del processo ne’ il parametro annuo di indennizzo applicato;

    che anche la censura sub b) e’ manifestamente fondata;

    che questa Corte, infatti, ha gia’ piu’ volte affermato il principio secondo cui, in tema di equa riparazione ai sensi della L. 24 marzo 2001, n. 89, la lesione del diritto alla definizione del processo in un termine ragionevole, di cui all’art. 6, paragrafo 1, della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle liberta’ fondamentali, va riscontrata, anche per le cause davanti al ...