Estremi:
Cassazione civile, 1999,
  • Fatto

    Svolgimento del processo

    Con sentenza in data 12.4-3.8.1996 il Tribunale di Roma pronunciava la cessazione degli effetti civili del matrimonio celebrato fra S. P. e L. S. il 25.4.1973; condannava il P. a versare alla moglie un assegno divorzile dell'importo mensile di L. 800.000, a decorrere dal maggio 1996 da rivalutarsi annualmente sulla base degli indici istat; dichiarava inammissibile la domanda della S. di liquidazione di una percentuale del T.F.R. percepito dal marito.

    Con ricorso depositato in cancelleria in data 19.10.1996 S. P. proponeva appello avverso la sentenza del Tribunale di Roma, chiedendo in via principale che la Corte di Appello, valutate le circostanze di causa, dichiarasse che nessun assegno divorzile era da lui dovuto in favore della S.; in via subordinata chiedeva che l'assegno determinato dal giudice di I grado in L. 800.000 mensili, fosse ridotto a L. 200.000 mensili.

    Con sentenza in data 24.9-7.11.1997 la Corte di Appello di Roma accoglieva per quanto di ragione il gravame e determinava in L. 600.000 mensili l'ammontare dell'assegno divorzile dovuto alla S..

    Ricorre per la cassazione della sentenza della Corte di Appello di Roma L. S., con ricorso fondato su due motivi.

    Resiste con controricorso S. P. che propone altresì ricorso incidentale, fondato su unico articolato motivo.

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  • Diritto

    Motivi della decisione

    Con il primo motivo la ricorrente lamenta, in relazione all'art. 360 n 5, insufficiente e contraddittoria motivazione.

    Rileva al riguardo la S. che la Corte di Appello, dopo avere affermato la finalità assistenziale dell'assegno divorzile e il diritto di essa ricorrente alla percezione dell'assegno divorzile stesso, ne ha poi ridotto l'ammontare, pur avendo ritenute infondate tutte le motivazioni addotte dal P., con ciò accogliendo quindi la richiesta da questi avanzata.

    Con il secondo motivo censura l'impugnata sentenza, in relazione all'art. 360 n 5 c.p.c., per omesso esame di un punto rilevante della controversia.

    Deduce la ricorrente che la Corte di merito, ha dato rilievo in qualche misura alla sua convivenza con altra persona, mentre ha omesso totalmente di considerare che anche il P. versava in analoga situazione, essendo anch'egli convivente con altra donna, produttrice di reddito, in quanto pubblica impiegata.

    Esame che avrebbe in qualche misura potuto annullare il rilievo dato alla sua posizione di convivente con altro uomo.

    Con il controricorso il P. eccepisce l'inammissibilità del primo motivo del ricorso in quanto contenente solo censure di merito mentre contesta la fondatezza del secondo motivo del ricorso stesso, sotto il profilo dell'irrilevanza delle condizioni economiche del convivente di uno dei coniugi al fine della determinazione dell'ammontare dell'assegno divorzile dovuto all'altro coniuge.

    Con l'unico motivo del ricorso incidentale il P. denunzia, in relazione all'art. 360 nn 3 e 5, violazione e falsa applicazione degli artt. 5 L. 898-70 e 115 c.p.c.

    Deduce al riguardo che la giurisprudenza ha elaborato nel tempo il principio che la convivenza more uxorio, dotata di stabilità e serietà, deve essere valutata ai fini della determinazione della posizione economica del coniuge che richieda l'assegno divorzile, potendo il tenore di vita...

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  • Note redazionali:
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