• Fatto

    Svolgimento del processo

    Con citazione notificata l'11.11.2000, Iannuzzi Dino conveniva davanti al giudice di pace di Salerno il Ministero delle Finanze, per ottenerne la condanna alla restituzione delle poste di L. 13.000, relative a giocata del lotto, oltre interessi, nonché per l'ulteriore risarcimento del danno patrimoniale e morale, entro il limite complessivo di L. 2 milioni, in conseguenza della ritenuta pilotazione delle estrazioni dei giorni 27.5.1998 e 3.6.1998.

    Sosteneva la parte attrice che la truffa era stata abbondantemente accertata nel giudizio penale, nonostante che esso fosse ancora pendente.

    Si costituiva il Ministero e resisteva alla domanda.

    Il giudice di pace, con sentenza depositata, il 10.9.2001, condannava il convenuto al pagamento della somma di L. 78.000, oltre interessi e parte delle spese processuali.

    Riteneva il giudice di pace che i fatti gli erano noti sulla base delle risultanze acquisite in sede penale; che nella specie si trattava di inadempimento contrattuale addebitabile al convenuto, per cui andava restituita la somma giocata; che andava risarcito anche il danno morale subito dalla parte attrice.

    Avverso questa sentenza ha proposto ricorso per cassazione il Ministero convenuto.

    Non si è costituito l'intimato.

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  • Diritto

    Motivi della decisione

    1. Con il primo motivo di ricorso il ricorrente lamenta l'apparenza della motivazione, la violazione dell'art. 132 n. 4 c.p.c., la nullità della sentenza, nonché la violazione dell'art. 116 c.p.c..

    Ritiene il ricorrente che la motivazione è assolutamente apparente; infatti essa è costituita da una serie di massime giurisprudenziali, senza alcun riferimento al fatto concreto. Non si dà atto di quale sia il fatto e non sono indicate le prove che il giudice ha posto a base della sua decisione. 2. Ritiene questa Corte che il motivo sia infondato e che lo stesso vada rigettato.

    Osserva preliminarmente questa Corte che contro le sentenze del giudice di pace in cause di valore non superiore ad Euro 1100, e perciò da decidere secondo equità (abbia il giudice applicato un proprio criterio equitativo o si sia comunque rifatta a norme di legge) il ricorso per cassazione è ammesso solo per il mancato rispetto delle regole processuali, per violazione di norme costituzionali e comunitarie (in quanto di rango superiore alla legge ordinaria) e per carenza assoluta o mera apparenza della motivazione o di radicale ed insanabile contraddittorietà, non essendo ammissibile il ricorso per violazione o falsa applicazione di legge, a norma dell'art. 360 n. 3 c.p.c. (S.U. 15 ottobre 1999, n. 716).

    La sentenza pronunciata dal giudice di pace secondo equità, a norma dell'art. 113 c.p.c., pur non richiedendo una specifica motivazione sulla regola equitativa applicata, è ricorribile per cassazione quando la motivazione manchi del tutto o sia meramente apparente, impedendo ogni possibilità di ricostruire la "ratio decidendi" della sentenza impugnata (cfr. Cass. 18 maggio 1999, n. 4806; 8 settembre 2000, n. 11859). 3. Nella fattispecie non può ritenersi apparente la motivazione quanto alla condanna del convenuto alla restituzione della...

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