Estremi:
Cassazione civile, 2003,
  • Fatto

    Svolgimento del processo

    Pallassini Sergio, nel 1997, conveniva davanti al giudice di pace di Siena l'Amministrazione Provinciale di Siena, esponendo che il 29 novembre 1996, alla guida della sua autovettura, era stato investito da un capriolo di proprietà della convenuta e chiedendo pertanto il risarcimento dei danni cagionati dall'animale al veicolo.

    L'Amministrazione eccepiva che la proprietà della fauna selvatica apparteneva alla Regione Toscana e comunque l'inapplicabilità, nei propri confronti, della presunzione di responsabilità stabilita dall'art. 2052 C.c.

    Con sentenza del 4 novembre 1997 il giudice adito condannava l'Amministrazione al risarcimento della metà dei danni subiti dall'attore, in proporzione alla ritenuta quota di sua corresponsabilità nell'incidente.

    Tale pronuncia è stata confermata dal Tribunale di Siena che, con sentenza del 16 febbraio 2000, ha rigettato il gravame dell'Amministrazione.

    Ricorre la soccombente, formulando due mezzi di annullamento.

    Non si è costituito l'intimato.

  • Diritto

    Motivi della decisione

    Col primo motivo, denunciando la violazione degli artt. 2043 e 2052 C.C. e 37 della legge regionale toscana 12 gennaio 1994 n. 4, nonché insufficiente, erronea, illogica motivazione su un punto decisivo della controversia (art. 360 n. 3 e 5 C.p.c.), la ricorrente deduce che il "controllo" della fauna selvatica, demandato alla Provincia dalla normativa regionale, dev'essere esercitato unicamente per finalità scientifiche, sanitarie e zoologiche, non comporta alcun potere effettivo di uso o dominio sui singoli animali selvatici, che debbono restare liberi nel loro ambiente naturale, e non può fondare quindi una responsabilità presunta per omessa custodia, che peraltro, come si vedrà, può riferirsi soltanto agli animali domestici o mansuefatti.

    Donde l'erroneità e illogicità della decisione che ha attribuito alla Provincia la responsabilità per i danni prodotti dall'animale selvatico, indipendentemente dalla prova di singoli comportamenti colposi della Provincia stessa.

    Col secondo motivo, denunciando la violazione degli artt. 2043 e 2052 C.c. nonché insufficiente, erronea e illogica motivazione su punti decisivi (art. 360 n. 3 e 5 C.p.c.), la Provincia rileva che, in ogni caso, non sussiste il presupposto fondamentale per l'applicazione dell'art. 2052 C.c., ossia il potere di uso, di governo e di controllo dell'animale da parte del proprietario o di chi se ne serve. Tale disposizione infatti non concerne gli animali selvatici, sui quali non è possibile, per la loro stessa natura, alcuna forma di effettiva signoria da parte della pubblica amministrazione. Pertanto, se da un lato la responsabilità di quest'ultima può essere affermata soltanto in seguito alla prova di uno specifico comportamento colposo, nemmeno dedotto dall'attore, dall'altro non si configura il concorso delle presunzioni di cui agli artt. 2052 e 2054 C.c., in...

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