• Fatto

    SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

    J.D. e D.C., anche nella qualità di genitori legali rappresentanti della minore J.V., convenivano davanti al tribunale di Venezia la USL n. (OMISSIS), T.P. e C.R. chiedendo il risarcimento dei danni - quantificati in L. 1.500.000.000 - dagli stessi e dalla minore subito in conseguenza delle gravi lesioni connatali sofferte da quest'ultima per la negligente ed imperita assistenza prestata al parto della D. dal C., nella divisione di ostetricia e ginecologia della USL convenuta, diretta dal T..

    Il tribunale di Venezia, con sentenza in data 18.2.1999, rigettava la domanda.

    Avverso la sentenza proponevano appello J.D. e D. C. chiedendone la riforma.

    Degli appellati si costituiva il solo T. chiedendo il rigetto della proposta impugnazione.

    Interveniva anche la Gestione Liquidatoria della Unità Locale Socio Sanitaria n. (OMISSIS).

    Con sentenza in data 14.5.2002, la Corte d'Appello di Venezia dichiarava inammissibile l'appello nei confronti della A.S.L. n. 12 e lo rigettava nei confronti degli altri appellati.

    Riteneva il giudice del merito non provata - così come aveva rilevato anche il giudice di primo grado - la circostanza che all'atto della visita la gestante versasse in condizioni di rottura franca delle membrane.

    Avverso la sentenza hanno proposto ricorso per Cassazione J. D., J.V. e D.C. affidandosi a due articolati motivi.

    Resiste con controricorso T.P..

    La Gestione Liquidatoria dell'Unità Locale Socio Sanitaria n. (OMISSIS) non si è costituita, ma il difensore ha partecipato alla discussione orale in udienza.

    Le parti costituite hanno anche presentato memoria.

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  • Diritto

    MOTIVI DELLA DECISIONE

    Con il primo motivo i ricorrenti denunciano la "Violazione o falsa applicazione di norme di diritto, (art. 1176 c.c., comma 2 e art. 2236 c.c., artt. 1218, 1223 e 1226 c.c., art. 28 Cost. e art. 2049 c.c., art. 32 Cost., art. 2059 c.c., art. 135 c.p. in relazione all'art. 360 c.p.c., n. 3".

    Rilevano che la Corte di merito ha falsamente applicato le norme che presiedono all'istituto della responsabilità dei sanitari e dell'ente ospedaliero in caso di colpa professionale, ritenendo ininfluente il problema del titolo della responsabilità in base al quale gli odierni ricorrenti hanno chiesto di essere risarciti dei danni subiti.

    In particolare, sul punto dell'onere della prova erroneamente i giudici di merito hanno ritenuto che "per l'affermazione della responsabilità della struttura sanitaria" gli odierni ricorrenti avrebbero dovuto dimostrare:

    l'esistenza di un nesso di causa fra il danno e il fatto (rottura delle membrane verificatasi il giorno precedente quello del ricovero;

    sua constatazione da parte del medico, omessa ospedalizzazione della paziente);

    il fatto che, anche se detto nesso sussisteva, la rottura del sacco amniotico, individuata come causa dell'infezione che poi ebbe a provocare i danni al nascituro, si presentasse "con caratteristiche tali da non poter sfuggire all'osservazione di un medico di normale perizia e diligenza".

    Diversamente, la responsabilità contrattuale che grava sul medico e sulla struttura sanitaria prevede che, mentre gli attori devono dimostrare il fatto, il danno ed il nesso di causalità, siano poi i convenuti a dover dare prova della circostanza che il fatto causativo del danno comportasse la risoluzione di problemi tecnici di particolare difficoltà, cosicchè l'errore medico non possa essere loro imputato.

    Nel caso di specie, i ricorrenti, quindi, avendo dimostrato il danno, il fatto del medico ed il nesso fra il primo ed il secondo, non...

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