• Fatto

    SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

    Con sentenza in data 31 gennaio 2000, il Tribunale del lavoro di Roma dichiarava la nullità del licenziamento intimato dalle Ferrovie dello Stato s.p.a. a C.F. e per l'effetto condannava la società suindicata alla reintegrazione nel posto di lavoro e al risarcimento del danno in misura pari alle retribuzioni maturate dalla data del licenziamento a quella della effettiva reintegra, nonchè al risarcimento del danno derivante dal demansionamento, che faceva decorrere dal 1992, pari a L. 486.660.000, A seguito dell'impugnazione proposta dalla società, la Corte d'appello di Roma, in parziale riforma della sentenza di primo grado, dichiarava nullo, per violazione dell'art. 112 cod. proc. civ., il capo di sentenza concernente la reintegra nel posto di lavoro perchè ad essa il ricorrente aveva rinunciato e dichiarava inammissibile, perchè nuova, la domanda di reintegra proposta in grado di appello;

    dichiarava altresì illegittimità del licenziamento intimato il 29 maggio 1998 e condannava la società a pagare al C., a titolo di risarcimento danni derivanti dall'illegittimo licenziamento, una somma pari a 24 mensilità dell'ultima retribuzione; ravvisata altresì l'esistenza del demansionamento, che faceva decorrere dal 1996, condannava la società appellante al pagamento della somma, pari a sei mensilità di retribuzione, di L. 186.696.000, in luogo della maggior somma liquidata a tale titolo in primo grado, oltre interessi legali e rivalutazione monetaria dal di della maturazione, i primi sino al saldo, la seconda sino alla data della sentenza.

    In punto di danno da demansionamento, la Corte d'appello riteneva indiscutibile che l'inattività del C. avesse prodotto una serie di risultati negativi i quali - ancorchè non direttamente attinenti alla sfera economica - si presentavano come conseguenze patrimoniali di un danno di diversa natura ed erano,...

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  • Diritto

    MOTIVI DELLA DECISIONE

    Con il primo motivo del ricorso principale la società ricorrente deduce violazione e falsa applicazione dell'art. 112 cod. proc. civ., in relazione agli artt. 99, 414, 420, 436 e 437 cod. proc. civ., in ordine al capo della sentenza relativo alla liquidazione, in conseguenza della ravvisata illegittimità del licenziamento, dell'indennità supplementare di cui all'art. 30 c.c.n.l. Dirigenti Ferrovie dello Stato 29 maggio 1990, comma 10, giacchè la domanda in tal senso, non contenuta nel ricorso introduttivo, sarebbe stata inammissibilmente proposta dal C. solo nelle note autorizzate dal giudice di primo grado.

    Con il secondo motivo, la ricorrente denuncia, ai sensi dell'art. 360 c.p.c., n. 5, insufficiente, contraddittoria e omessa motivazione su punto determinante della controversia in tema di criteri di liquidazione della indennità supplementare.

    Con il terzo motivo si deduce violazione e falsa applicazione degli artt. 416, 115 e 116 cod. proc. civ., in relazione agli artt. 2697 e 2103 cod. civ. e difetto di motivazione. La censura si riferisce all'accertamento del giudice d'appello circa l'avvenuto demansionamento del C. nel periodo successivo al 1996. In proposito, ricorda che sin dall'atto della sua costituzione in giudizio aveva formulato articolate deduzioni circa il riassetto dell'organigramma di F.S. del 1997, richiedendo in proposito prova per interpello del ricorrente e per testi, al fine di dimostrare l'effettività e la dimensione del processo ristrutturativo in atto dal 1997 in poi, il coinvolgimento dei settori cui il C. era stato preposto, il suo esito con ridefinizione dell'organigramma e dei compiti di tutta la struttura coinvolta, l'evidenza, all'esito, di eventuali posizioni di esubero, quale quella del C. e l'incollocabilità del medesimo in posizioni consimili, nonchè l'attività svolta dal C. in tale periodo presso la società Metropolis. La Corte d'appello aveva considerato del tutto generiche...

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