Estremi:
Cassazione civile, 2006,
  • Fatto

    SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

    La Sig. M.M. è stata coniugata con l'avv. D. G.G., dal quale ha divorziato dal (OMISSIS), senza peraltro ottenere l'assegno di cui alla L. n. 898 del 1970, art. 5. A seguito del decesso del coniuge nel (OMISSIS) ha promosso un giudizio per ottenere il riconoscimento del diritto alla pensione di reversibilità erogata dalla Cassa Nazionale di Previdenza e Assistenza Forense.

    Nel contraddicono con L. e D.G.D., figli naturali del de cuius, che chiedevano l'accertamento del loro diritto a tale trattamento previdenziale, il primo Giudice ha accolto la domanda da costoro proposta e ha respinto quella della Sig. M..

    Questa statuizione di rigetto è stata confermata dalla Corte di Appello di Firenze; la sentenza oggi impugnata ha affermato che ai fini dell'attribuzione al coniuge divorziato della pensione di reversibilità è sufficiente, in alternativa alla titolarità dell'assegno divorale, il possesso dei requisiti per averne diritto.

    La sussistenza di questo elemento, correlato al deterioramento delle condizioni economiche in dipendenza del divorzio, non era stato dimostrato dalla ricorrente in primo grado.

    Avverso questa sentenza la Sig. M. propone ricorso affidato ad unico motivo, illustrato da memoria. La Cassa Nazionale di Previdenza e Assistenza Forense resiste con controricorso e memoria;

    D. e D.G.L. hanno depositato controricorso con ricorso incidentale con unico motivo.

  • Diritto

    MOTIVI DELLA DECISIONE

    1.1 ricorsi proposti contro la stessa sentenza devono essere riuniti ai sensi dell'art. 335 cod. proc. civ..

    2.1. Con il primo motivo del ricorso principale si denunciano i vizi di violazione ed erronea applicazione della L. n. 898 del 1970, art. 9, come modificato dalla L. 6 marzo 1987, n. 84, art. 13, in collegamento con la L. n. 898 del 1970, art. 5, nonchè motivazione erronea e contraddittoria ed erronea valutazione delle prove.

    La parte rileva che la Corte Territoriale, pur riconoscendo il diritto alla quota della pensione di reversibilità in favore del coniuge divorziato in possesso dei requisiti per l'attribuzione dell'assegno divorale - anche se non titolare di questa prestazione- non ha peraltro ravvisato nel caso di specie la sussistenza di tali requisiti, sulla base di una valutazione espressa in ordine alle condizioni economiche della Sig. M.. La censura investe specificamente tale apprezzamento sulla base degli stessi elementi di fatto che il Giudice ha posto a base del proprio convincimento, e cioè il godimento di un trattamento di quiescenza e il possesso di una quota di eredità ricevuta dalla madre: la parte rileva in particolare la ridotta redditività degli investimenti di capitale e che le condizioni di vita dovevano essere garantite dal coniuge e non dai genitori, affermando poi che all'epoca del divorzio era anche necessario aiutare i figli, e che se in tale tempo era possibile per la parte soprassedere a richieste economiche nei confronti del marito, al fine di mantenere l'abituale tenore di vita, "oggi tale scelta non sarebbe possibile".

    2.2. Va preliminarmente disattesa l'eccezione di inammissibilità del ricorso sollevata dalla Cassa Nazionale Di Previdenza e Assistenza Forense (C.N.A.P.F.), secondo cui l'impugnazione ripropone pedissequamente i motivi di appello disattesi nella sentenza impugnata, senza investire questa pronuncia con specifiche censure.

    Si deve infatti...

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