• Fatto

    Svolgimento del processo

    Con ricorso alla Commissione Tributaria di primo grado di Milano, Ezio Chiodi chiedeva che venisse dichiarata la nullità della cartella di pagamento con la quale la locale Esattoria Civica aveva recuperato a tassazione, per l'anno 1983, oneri deducibili pari a lire 30.000.000, costituiti dall'assegno di divorzio corrisposto in unica soluzione dal ricorrente all'ex coniuge in esecuzione del decreto emesso dal Tribunale della medesima città il 6.7.1983 a seguito di procedimento instaurato ai sensi dell'art. 9 della legge n. 898 del 1970.

    La Commissione adita, con decisione del 9.10-15.11-1989, accoglieva il ricorso, affermando che non vi era motivo per negare all'assegno in parola un trattamento diverso, ai fini fiscali, da quello previsto dall'art. 10, comma primo, lettera g), del d.P.R. n.

    597 del 1973, onde doveva essere consentita la deduzione della somma erogata una tantum alla stessa stregua degli assegni periodici versati al coniuge separato o divorziato.

    Avverso la decisione, proponeva appello l'Ufficio, chiedendone l'annullamento unitamente alla ratifica dell'operato dell'Amministrazione finanziaria.

    Resisteva nel grado l'appellato, instando per la reiezione del gravame e la conferma della pronuncia impugnata.

    La Commissione Tributaria Regionale della Lombardia, con sentenza del 20-27.10.1997, rigettava l'appello, assumendo che l'assegno di divorzio erogato in unica soluzione rappresentasse l'equipollente, sotto il profilo economico e giuridico, di quello somministrato periodicamente, dal momento che, anche nel primo caso, non si verificava alcun trasferimento di capitale da un soggetto ad un altro, ma solamente l'anticipato versamento di tutte le rate, il quale ben poteva essere stato affrontato mediante la corresponsione di somme dal reddito del...

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  • Diritto

    Motivi della decisione

    Con l'unico motivo di impugnazione, lamenta il ricorrente violazione e falsa applicazione dell'art. 10, lettera g), del d.P.R.

    n. 597 del 1973, nonché dell'art. 5 della legge n. 898 del 1970, in relazione all'art. 360, primo comma, n. 3, c.p.c., assumendo:

    a) che il legislatore, nel prevedere la possibilità di dedurre gli assegni di mantenimento, ha voluto includere nella statuizione normativa solo quegli oneri periodici che gravano sul reddito annuo del contribuente, incidendo negativamente in misura continuativa;

    b) che invece, nel caso di specie, la corresponsione di una somma a titolo di capitale, trasferita una tantum in sede di divorzio, non integra gli estremi di un onere che ricade direttamente sul reddito, dal momento che questa non assolve al mantenimento periodico, ma, senza implicazioni reddituali di alcun genere, se non in via del tutto indiretta ed ininfluente agli effetti di causa, rappresenta soltanto una transazione di natura economica volta a regolare il patrimonio attraverso un mero trasferimento di ricchezza;

    c) che assegno periodico ed assegno in unica soluzione non hanno la stessa natura e non si differenziano unicamente per il modo estintivo dell'obbligazione, onde la Commissione Regionale avrebbe dovuto attenersi al significato letterale del sopra richiamato art. 10, primo comma, lettera g), all'epoca vigente e successivamente confermato dall'art. 10, primo comma, lettera c), del d.P.R. n. 917 del 1986, il quale, alludendo agli assegni periodici, intende riferirsi a quelli finalizzati espressamente all'effettivo sostentamento dell'altro coniuge e non comprende altresì il versamento dell'assegno una tantum, che assegno non è.

    Il motivo è fondato.

    Già questa Corte, in un obiter dictum contenuto nella sentenza...

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