Estremi:
Cassazione civile, 1999,
  • Fatto

    Svolgimento del processo

    1 Il Tribunale di Venezia, con sentenza 3 maggio 1997, pronunciò la cessazione degli effetti civili del matrimonio contratto da B. F. e S. G., ponendo a carico del B. un assegno di mantenimento in favore della moglie di lire 300.000 mensili, da rivalutarsi secondo gli indici ISTAT, disponendone il pagamento diretto da parte dell'INPS.

    Condannò il B. a corrispondere alla S. il 40% del trattamento di fine rapporto.

    Il B. impugnò la sentenza, deducendo vari motivi di gravame ai quali resistette la S.. La Corte di appello di Venezia, con sentenza depositata il 19 gennaio 1998, ridusse l'assegno in favore della S. a lire 200.000 mensili, rigettando per il resto il gravame.

    Avverso tale decisione ricorre la S., con atto notificato il 24 marzo 1998, formulando due motivi. Il B. resiste con controricorso e ricorso incidentale, notificato il 28 aprile 1998, con il quale ha formulato tre motivi.

  • Diritto

    Motivi della decisione

    1 I ricorsi vanno riuniti per essere decisi congiuntamente ai sensi dell'art. 335 c.p.c., riguardando la stessa sentenza.

    2 Con il primo motivo si denunciano la violazione degli artt. 147 cod. civ. e 31 della Costituzione, nonché vizi motivazionali, deducendosi che la Corte di appello avrebbe disposto irragionevolmente la riduzione dell'assegno basandosi sulla circostanza che essa ricorrente, per propria libera scelta, si occuperebbe dell'assistenza dei figli maggiorenni, anzicché procurarsi un lavoro, mentre in realtà l'occuparsi dei figli, ancorché maggiorenni, non costituirebbe una libera scelta, bensì adempimento dei doveri nascenti dagli artt. 147 cod. civ. e 31 Cost., tanto più che i figli contribuiscono al mantenimento di essa ricorrente, non provvedendovi l'ex coniuge. Incongrua sarebbe pure la motivazione della Corte di appello, che attribuisce ad essa ricorrente una residua capacità lavorativa, che l'ex coniuge non avrebbe, in relazione alla differenza di età fra di essi.

    Con il secondo motivo si deduce la violazione dell'art. 2697 cod. civ. e un vizio di motivazione, per avere la Corte di appello ritenuto diversa la situazione delle parti in riferimento alla disponibilità dell'alloggio, pur essendo entrambi i coniugi in regime di locazione.

    I motivi sono infondati.

    La Corte di appello, con la sentenza impugnata, si è trovata a decidere in ordine alla definizione dei rapporti economici, in relazione al divorzio, fra due coniugi, uno dei quali - la ex moglie, odierna ricorrente principale - del tutto priva di mezzi e di attività lavorativa, convivente con i figli maggiorenni, e l'altro pensionato INPS. Ha ritenuto che, essendosi sicuramente deteriorata la situazione della ex moglie in conseguenza del divorzio, essa avesse diritto ad un assegno divorzile, che ha quantificato in lire 200.000 mensili, riducendo quello di lire 300.000 riconosciutole dal Tribunale, tenuto conto del...

  • Note redazionali:
    Contenuto riservato agli abbonati
    Fai LOGIN o ABBONATI per accedere al contenuto completo
Correlazioni:

Legislazione Correlata (2)