• Fatto

    SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

    1. Nel 1991 i coniugi C.M.DG. ed A.DG., anche in rappresentanza del figlio minore F.DG., convennero in giudizio l'Ospedale San Giuseppe di Milano ed il medico O.M. chiedendone la condanna solidale al risarcimento dei danni derivati dalla nascita di un bambino malformato, dipesa dall'errore professionale del sanitario convenuto che, in data 17.10.1989, avendo eseguito all'interno dell'ospedale un'ecografia alla diciannovesima settimana (secondo quanto accertato in corso di causa) di gestazione della C.M.DG., non aveva rilevato che il feto era portatore della grave malformazione evidenziatasi alla nascita (aplasia dell'avambraccio sinistro al suo terzo superiore), così impedendo alla gestante di interrompere la gravidanza.

    I convenuti resistettero.

    Con sentenza n. 9881 del 1996 il tribunale di Milano, espletata consulenza tecnica collegiale, respinse la domanda e condannò gli attori alle spese.

    2. La corte d'appello di Milano, in esito all'eseguito supplemento di consulenza, ha rigettato l'appello degli attori e compensato le spese con sentenza n. 417 del 2000.

    Ha sostanzialmente affermato la corte di merito che, anche a voler ritenere che già all'epoca dell'ecografia in questione la visualizzazione dei quattro arti rientrasse nella normale diligenza richiesta all'ecografista in un esame prenatale di routine, tuttavia l'esatta identificazione positiva o negativa delle malformazioni scheletriche presentava notevoli difficoltà pur con l'impiego della prescritta diligenza. Tale difficoltà - ha aggiunto la corte - valeva a spostare alla colpa grave, ai sensi dell'art. 2236 c.c., la soglia d'ingresso della responsabilità del professionista. Ma della gravità della colpa - ha concluso - né vi era allegazione da parte degli appellanti, né vi erano elementi per...

    Contenuto riservato agli abbonati
    Fai LOGIN o ABBONATI per accedere al contenuto completo
  • Diritto

    MOTIVI DELLA DECISIONE

    1. Il primo, il quarto ed il quinto motivo attengono alla colpa professionale del medico; il secondo ed il terzo al nesso causale tra l'omessa diagnosi della malformazione e l'evento.

    Vengono qui di seguito scrutinati per primi i motivi concernenti la colpa.

    1.1. Col primo motivo è denunciata motivazione contraddittoria per obiettivo vizio logico in ordine all'asserita diligenza dell'ecografista (che la corte d'appello ha presunto essere conforme all'art. 1176 c.c. per mancanza di prova della colpa grave).

    Si dolgono in particolare i ricorrenti che la corte territoriale, dopo aver ritenuto che la negligenza ipoteticamente addebitabile al medico non starebbe tanto nel non aver misurato gli arti superiori ma nel non averne effettuato l'esame, abbia ritenuto che la corretta diagnosi di emimelia sarebbe stata tuttavia difficile pur con l'impiego della prescritta diligenza, quand'anche cioè si fosse cercato di visualizzare i quattro arti; e che abbia dunque concluso che tale difficoltà spostasse la soglia d'ingresso della responsabilità del medico alla colpa grave.

    Sostengono che la corte d'appello, una volta rilevato che l'ecografista non aveva ricercato e studiato le ossa lunghe, avrebbe dovuto limitarsi a rilevare che la condotta era stata negligente, giacché solo nel caso che la ricerca ecografica si fosse svolta in quella direzione avrebbe potuto porsi il problema della mancata rilevazione della menomazione poi constatata alla nascita. Mentre era del tutto illogico che la condotta del medico, ipoteticamente negligente ai sensi dell'art. 1176 c.c. per non avere egli eseguito la ricerca degli arti, fosse in definitiva considerata concretamente diligente per non avere gli appellanti offerto la prova della colpa grave del medico nell'effettuare un esame...

    Contenuto riservato agli abbonati
    Fai LOGIN o ABBONATI per accedere al contenuto completo
Correlazioni:

Note a sentenza (2)

Legislazione Correlata (5)

Portali (13)

Visualizza successivi
please wait

Caricamento in corso...