• Fatto

    Svolgimento del processo

    Il tribunale di Napoli, dopo aver pronunciato, con sentenza 24.02.93, lo scioglimento del matrimonio tra A. P. A. e R. M., disponeva, con separata ordinanza, per la prosecuzione del giudizio in ordine alla domanda di assegno proposta dalla M., domanda che, all'esito dell'istruttoria svolta, accoglieva, determinando con sentenza 3-17.02.00 l'assegno divorzile in lire un milione, con rivalutazione istat annuale. Spese compensate.

    Con sentenza in data 22.11.00-10.01.01 la Corte d'appello di Napoli rigettava l'appello incidentale della M., volto ad ottenere l'aumento dell'assegno a lire 3 milioni mensili; in parziale accoglimento dell'appello principale del P. A., riduceva l'assegno a lire 500.000 mensili, a decorrere dalla data della sentenza d'appello, con rivalutazione istat dal gennaio 2002. Spese compensate.

    Dopo aver enunciato i criteri di diritto ai quali intendeva ispirarsi (inadeguatezza dei mezzi del coniuge istante a mantenere il tenore di vita potenzialmente fruibile in costanza di matrimonio; sufficienza di una ricostruzione sintetica, anziché analitica, delle condizioni economiche degli ex.coniugi) la Corte partenopea ricostruiva in lire 2.600.000 mensili il reddito della M., derivante quanto a lire 1.800.000 circa dal canone di locazione di un negozio e quanto a lire 800.000 da ratei di pensione, escludendo la sussistenza di ulteriori fonti di reddito (da attività lavorativa e da maggior canone di locazione). Considerava, inoltre, l'assenza di spese d'alloggio, per il diritto di usufrutto vantato dalla M. su un appartamento, e la proprietà del negozio locato, concludendo che la situazione economica della donna era inidonea alla conservazione del tenore di vita matrimoniale, quando il suo reddito si cumulava con quello, di professore universitario, dell'exconiuge.

    A fronte di uno stipendio netto di circa lire 8.500.000 mensili, l'exmarito era gravato da spese di alloggio e di cure mediche, date...

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  • Diritto

    Motivi della decisione

    Dopo una dettagliata narrativa in fatto, che evidenzia l'ampia conflittualità, involgente anche profili penali, esistente tra i due coniugi -privi di prole e separatisi dopo sette anni di matrimonio- il ricorrente principale propone quattro censure. Con la prima, si sostiene che la sentenza d'appello, in quanto motivata, acriticamente, per relationem alla sentenza di primo grado, trascurando le ragioni di doglianza esposte dal P. A. in relazione alla necessità di un supplemento di indagini di polizia tributaria, alla illegittimità della audizione della teste Avitabile, alla prova che la M. svolgeva ancora attività lavorativa due anni dopo il matrimonio, era incorsa nel vizio di difetto di motivazione.

    Con la seconda, si assume, per le medesime ragioni, l'illogicità della sentenza d'appello, non consentendo le rilevate lacune la ricostruzione del ragionamento logico giuridico seguito dal giudice.

    Col terzo motivo, si assume la violazione dell'art. 10 I.s. 74-1987 in relazione al criterio del mantenimento del tenore di vita coniugale, considerato "opinabile" rispetto al criterio del tenore di vita dignitosa; "arbitrario" sino ai limiti della incostituzionalità per l'incontrollabile potere di scelta che consente al giudice e comunque privo di sostegno normativo.

    Col quarto motivo, si censura la sentenza per aver disposto la decorrenza dell'assegno di lire 500.000 dalla data della sentenza d'appello, in contrasto con l'effetto sostitutivo del gravame e la retroattività della sentenza di riforma. Secondo il ricorrente, infatti, la nuova misura doveva "ipso iure decorrere... dal giorno di inizio della corresponsione dell'assegno mensile di lire 1.000.000 da parte del P. A. (vale a dire dall'agosto 1993) in esecuzione forzata della sentenza del tribunale di Napoli del 17.2.2000 la quale -con riferimento alla precedente sentenza dichiarativa del divorzio del 13.5.1993, passata in giudicato nel luglio...

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