• Fatto

    SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

    1. D.S.G., con atto di citazione del 23 febbraio 2002, ha convenuto in giudizio davanti al giudice di pace di Mirabella Eclano l'Amministrazione provinciale di Avellino, chiedendone la condanna al pagamento della somma di L. 300.000 a titolo di risarcimento per il danneggiamento di mq. 25 di un proprio fondo ad opera da animali selvatici (volpi), che lo avevano depredato anche di un consistente numero di polli.

    L'attore ha dichiarato che la richiesta di risarcimento danni inoltrata all'Amministrazione provinciale non aveva avuto seguito.

    La convenuta, costituita in giudizio, ha eccepito Il difetto di giurisdizione del giudice adito.

    2. La domanda è stata accolta dal giudice di pace con sentenza del 17 febbraio 2004, con la quale l'Amministrazione convenuta è stata condannata al pagamento in favore dell'attore della somma di Euro 173,54.

    Il giudice di pace, per quanto è ancora rilevante, riscontrata l'esistenza dei danni, ha dichiarato che questi dovevano essere risarciti, perchè ascrivibili alla categoria dei fatti illeciti e che il risarcimento del danno non era condizionato nè dalla L. Regione Campania n. 8 del 1996, art. 26, nè dal D.Lgs. n. 80 del 1998, art. 34, come modificato dalla L. n. 205 del 2000. Ciò, perchè la legge regionale si limita a dettare regole per la liquidazione del danno, mentre la seconda non può essere invocata in presenza di posizioni soggettive che si configurano come diritti soggettivi.

    3. L'Amministrazione provinciale di Avellino ha proposto ricorso per Cassazione.

    L'intimato D.S.G. non ha svolto attività difensiva.

    Il ricorso è stato assegnato alle sezioni unite ai sensi dell'art. 374 cod. proc. civ., in ragione della censura di difetto di giurisdizione contenuta nel primo motivo del ricorso.

  • Diritto

    MOTIVI DELLA DECISIONE

    1. Con il primo motivo del ricorso, denunciando violazione dell'art. 360 c.p.c., n. 1, l'Amministrazione provinciale di Avellino sostiene che nella materia esiste un ampio margine di discrezionalità della pubblica amministrazione quanto all'an ed al quantum debeatur, perchè la legge regionale della Campania prevede la costituzione di un fondo per far fronte ai danni, non altrimenti risarcibili, arrecati alle produzioni agricole e prefigura che il risarcimento non deve imporre alla pubblica amministrazione oneri indeterminati ed imprevedibili in relazione ad eventi che si collegano alla tutela di interessi superiori affidati alle sue cure. Secondo la ricorrente, nella fattispecie, la posizione del danneggiato è di interesse legittimo e non di diritto soggettivo: di qui la giurisdizione del giudice amministrativo.

    Il motivo non è fondato.

    2. La questione di diritto che il motivo pone è quella dell'individuazione della giurisdizione in ordine alla domanda con la quale è azionato un credito risarcitorio verso la pubblica amministrazione.

    2.1. Nella fattispecie, il giudice di pace ha accertato, in maniera non più sindacabile, che la conclusione del procedimento amministrativo descritto dall'articolo 26 della L.R. Campania n. 8 del 1996 era stata favorevole all'interessato. Ha accertato, cioè, l'avverarsi dell'evento dannoso, inteso come fatto che doveva essere riparato.

    Da questo accertamento, sostanzialmente, è stato ricavato che la liquidazione ed il pagamento di quanto richiesto non poteva essere rifiutato; il fatto, invece, lo fosse stato consentiva la condanna al pagamento dell'equivalente di quanto era stato perduto.

    2.2. La cognizione della domanda appartiene al giudice ordinario.

    2.3. In questo giudizio ciò che conta è la liceità e non la legittimità dell'azione amministrativa: Cass. ss. uu. sentenza 24 marzo 2005, n. 6332.

    Non deve sfuggire, infatti, che, nella...