• Fatto

    Svolgimento del processo

    Il Tribunale di Roma, con sentenza del 14 gennaio 1994, ha pronunciato lo scioglimento del matrimonio contratto il 30 gennaio 1970 da L. S. e N. E. T., determinando in lire 1.500.000 mensili l'assegno dovuto dal S. alla T..

    L'impugnazione proposta dal S. è stata rigettata dalla Corte d'Appello di Roma con sentenza del 10 aprile 1995.

    La Corte ha osservato: a) che l'eventuale accordo dei coniugi, in sede di separazione, per l'esclusione di un contributo economico non esplica alcuna rilevanza in sede di divorzio; b) che nel caso di specie, comunque, erano state attribuite alla T., al momento della separazione consensuale, la proprietà dell'abitazione già coniugale, la somma di lire 131.000.000 e metà della proprietà di altro immobile, poi donato ad una delle figlie; c) che non contestabile la disparità delle condizioni economiche delle parti, atteso che il S. ha fruito, nell'anno 1991, di un reddito netto di circa lire 190.000.000, mentre la T. non può certamente aver raggiunto tali livelli con i saltuari lavori di insegnamento della lingua inglese e di traduzione, dovendosi comunque rilevare che gravava sul S. l'onere di dimostrare che l'ex moglie gode di redditi che le consentano di mantenersi, senza che, a questo riguardo, possa aver rilievo il valore (di circa un miliardo) della casa di abitazione, come tale improduttiva di reddito; d) che, in ogni caso, manca qualsiasi indizio idoneo a far ritenere che la T. sia in grado di conservare il tenore di vita goduto durante il matrimonio; e) che, infine, il S. ben può, pur considerando l'assegno dovuto alla T. provvedere al mantenimento delle due figlie (maggiorenni) che vivono con lui, continuando ad avere un tenore di vita di gran lunga superiore a quello della ex moglie.

    Per la cassazione di tale sentenza il S. ha proposto ricorso con un unico motivo. L'intimata T. non si costituita.

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  • Diritto

    Motivi della decisione

    Con l'unico, articolato motivo, denunziando violazione e falsa applicazione dell'art. 5, comma 6, l. 898-70 (come modificato dalla l. 74-87), nonché omessa motivazione, il ricorrente, premesso che l'assegno divorzile ha natura assistenziale e che l'adeguatezza dei mezzi del richiedente va valutata con riferimento al tenore di vita goduto durante il matrimonio, censura la sentenza impugnata sotto vari profili: a) per non aver considerato, da un lato, quanto concordato tra le parti nella scrittura privata redatta in sede di separazione consensuale e, dall'altro lato, che la T. non aveva dimostrato l'inadeguatezza dei propri mezzi, nè l'impossibilità di procurarseli per ragioni obiettive; b) per aver fondato l'attribuzione dell'assegno soltanto sulla presunta disparità di condizioni economiche, senza valutare che la T. conduce vita dispendiosa; c) perché non ha considerato che il miglioramento economico di esso S. si è verificato soltanto dopo la separazione; d) per aver ritenuto irrilevante la circostanza che la T. è proprietaria dell'immobile, di notevole valore, in cui abitata, mentre trattasi di cespite potenzialmente produttivo di reddito.

    La censura è fondata nei limiti di seguito precisati.

    Contrariamente a quanto sostenuto dal ricorrente, deve ritenersi corretta l'affermazione, contenuta nella sentenza impugnata, che l'eventuale accordo tra i coniugi, al momento della separazione consensuale, di escludere l'assegno divorzile non ha alcuna rilevanza: essa è conforme, infatti, al principio, più volte enunciato da questa Corte, secondo cui gli accordi con i quali i coniugi fissano, in sede di separazione, il regime giuridico del futuro ed eventuale divorzio devono considerarsi invalidi per illiceità della causa sia nella parte riguardante i figli, sia in quella concernente l'assegno spettante all'ex coniuge, in forza della radicale indisponibilità preventiva dei diritti patrimoniali conseguenti allo...

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