Estremi:
Cassazione civile, 2010,
  • Fatto

    SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

    Con ricorso depositato il 15.3.06, M.A. proponeva appello avverso la sentenza del Tribunale di Ferrara del 3 dicembre 2005 - 13 febbraio 2006 che, nel dichiarare la cessazione degli effetti civili del matrimonio celebrato in data (OMISSIS) dal M. con G.G., aveva posto a carico del M. l'obbligo di contribuire al mantenimento delle figlie F., nata il (OMISSIS), e Ma., nata il (OMISSIS), con lui conviventi, assegnato allo stesso la casa coniugale con tutti gli arredi, ad eccezione degli effetti personali della G., e stabilito in Euro 2.600,00. L'assegno mensile di divorzio dovuto dal M. a quest'ultima.

    L'appellante censurava in primo luogo la sentenza in quanto il Tribunale, pur avendo negato che il mancato godimento dell'abitazione coniugale, assegnata al M., potesse essere compensato dall'assegno di divorzio, era giunto a determinarne l'ammontare secondo quanto indicato dalla parte la quale aveva posto a fondamento della richiesta tale titolo integrativo e/o compensativo.

    In secondo luogo, sosteneva che il Tribunale non aveva dato conto delle ragioni che lo avevano portato a determinare l'assegno nella misura stabilita, avendo fatto generico riferimento esclusivamente alla situazione reddituale e patrimoniale del ricorrente, senza fare alcun cenno agli elementi di cui alla L. n. 898 del 1970, art. 5, che imponevano una valutazione ponderata ed equilibrata delle varie situazioni ivi previste. In particolare, il Tribunale non aveva considerato che i tre quarti del patrimonio immobiliare del M. era a lui pervenuto per successione ereditaria dal padre G., deceduto in (OMISSIS), ben sette anni dopo l'intervenuta separazione tra le parti e che, pertanto, l'eredità non poteva considerarsi...

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  • Diritto

    MOTIVI DELLA DECISIONE

    Con il primo motivo di ricorso il M. si duole del fatto che la Corte d'appello, nel valutare la propria situazione economica abbia tenuto conto dell'eredità che aveva acquisito per successione dal proprio genitore deceduto dopo sette anni dall'intervenuta separazione.

    Con il secondo motivo si duole della mancata presa in considerazione del contributo dato da esso genitore nella crescita delle figlie; non limitato agli aspetti economici ma esteso anche alla loro crescita in particolare dopo il trasferimento della madre in altra città.

    Con il terzo motivo contesta la decorrenza dell'assegno.

    Il primo motivo è infondato, anche se la motivazione della Corte d'appello necessita di correzione ai sensi dell'art. 384 c.p.c..

    In via di fatto è pacifico che nel caso di specie l'eredità paterna è pervenuta al M. il (OMISSIS), sei anni dopo la separazione avvenuta nel (OMISSIS), ma prima che venisse instaurato il giudizio di divorzio in data (OMISSIS), quando, dunque, i coniugi erano già separati.

    Ciò posto,questa Corte ha ripetutamente affermato il principio che l'accertamento del diritto all'assegno di divorzio va effettuato verificando l'inadeguatezza dei mezzi (o l'impossibilità di procurarseli per ragioni oggettive), raffrontati ad un tenore di vita analogo a quello avuto in costanza di matrimonio, o che poteva legittimamente e ragionevolmente fondarsi su aspettative maturate nel corso del matrimonio, fissate al momento del divorzio. Nella individuazione di tali aspettative, deve tenersi conto unicamente delle prospettive di miglioramenti economici maturate nel corso del matrimonio che trovino radice nell'attività all'epoca svolta e/o nel tipo di qualificazione professionale e/o nella collocazione sociale dell'onerato, e cioè ...

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