• Fatto

    SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

    M.T.F., nel 1995, conveniva davanti al Tribunale di Torino la s.r.l. R.G. e la s.p.a. Società Assicuratrice Industriale, esponendo che il 6 novembre 1991, in seguito a un incidente stradale, era deceduto il marito G.B., agente della società R.G..

    Riferiva l'attrice che la società R.G. aveva stipulato con la S.A.I. una polizza cumulativa contro gli infortuni e che il decesso del marito era stato assicurato per lire 32.500.000. Avendo ella comunicato la notizia della morte alla R.G., questa aveva a sua volta denunciato l'infortunio alla Compagnia l'8 gennaio 1992.

    Asseriva la M.T.F. che solo due anni dopo era stata informata dalla società R.G. che l'istituto assicuratore era la S.A.I., cui pertanto aveva provveduto ad inoltrare la richiesta di pagamento dell'indennizzo, sentendosi però opporre la prescrizione.

    La M.T.F. chiedeva pertanto dichiararsi la responsabilità civile delle parti convenute, le quali, a suo dire, avevano occultato la polizza, e la loro condanna al pagamento del capitale assicurato; in subordine chiedeva l'accertamento della responsabilità esclusiva della R.G. e la sua condanna al risarcimento del danno.

    La S.A.I. contestava che la M.T.F. non fosse a conoscenza della polizza assicurativa e in via preliminare eccepiva la prescrizione del diritto azionato. La società R.G. deduceva a sua volta che, contemporaneamente alla denuncia del sinistro, in data 8 gennaio 1992, aveva comunicato alla M.T.F. l'esistenza della polizza, stipulata ai sensi dell'art. 12 dell'accordo economico collettivo disciplinante il rapporto di agenzia.

    Il 3 aprile 1996 interveniva nel giudizio, ai sensi dell'art.105 C.p.c., A.C., figlia del defunto, la quale, nella veste di coerede, chiedeva la metà della somma assicurata, con...

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  • Diritto

    MOTIVI DELLA DECISIONE

    Col primo motivo la ricorrente, denunciando la violazione degli artt. 1411, 1891 e 2952 C.c. nonché falsa interpretazione delle risultanze processuali e insufficiente motivazione su un punto decisivo della controversia (art. 360 n. 3 e 5 C.p.c.), critica il ragionamento col quale la Corte d'appello ha configurato a suo carico una responsabilità aquiliana (art. 2043 C.c.), perché "viziato da innumerevoli errori logico giuridici". Ed invero la Corte ha ritenuto che la società R.G. fosse tenuta ad attivarsi e a porre in essere tutte le iniziative ulteriori e successive alla denuncia di sinistro, al fine di far conseguire alle attrici il risultato dell'indennizzo, con la conseguenza che la mancata sua riscossione, per intervenuta prescrizione, è stata messa a carico della stipulante.

    Tuttavia, per configurare una tale responsabilità a carico della R.G. per il mancato svolgimento delle attività occorrenti per il pagamento dell'indennizzo ai superstiti, sarebbe stata necessaria la prova dell'esistenza di un tale obbligo, prova non offerta dalle eredi A.C. né desumibile dalla polizza né tanto meno dall'avere la R.G. provveduto alla denuncia del sinistro, non ravvisandosi nella condotta di quest'ultima alcun fatto illecito.

    Né peraltro potrebbe applicarsi la disciplina della "negotiorum gestio", trattandosi di un tipico contratto di assicurazione per conto altrui, per il quale non era prevista alcuna attivazione della stipulante R.G., diretta a far ottenere alle A.C. il pagamento dell'indennizzo, difettando in concreto (circostanza che i giudici di secondo grado hanno del tutto omesso di esaminare) la volontà della R.G. di amministrare un affare altrui; affare che le due interessate avrebbero potuto benissimo gestire direttamente, una volta in possesso di tutti i dati necessari.

    Nemmeno si...

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