• Fatto

    SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

    A.B. con atto di citazione del 26 febbraio 1992, convenne dinanzi al Tribunale di Orvieto il dott. G.N. e la USL di Orvieto esponendo:

    - di essersi ricoverata presso la predetta USL per essere sottoposta ad un intervento chirurgico di cambiamento di sesso attraverso l'asportazione del pene la contestuale creazione di una vagina artificiale;

    - di essere stata sottoposta a detto intervento da parte del dott. G.N. che, peraltro, lo aveva eseguito non correttamente, avendo realizzato una vagina di profondità insufficiente, onde l'impossibilità di poter intrattenere normali rapporti sessuali;

    - che il G.N. doveva ritenersi senz'altro responsabile della mancata riuscita dell'intervento, e tenuto, per l'effetto, e in solido con la USL di Orvieto, al risarcimento dei danni.

    Costituitosi in giudizio, il G.N. eccepì, in limine, la prescrizione e la decadenza dell'azione proposta contro di lui ex art. 2226 c.c., chiedendone, nel merito, il rigetto. Dal suo canto la USL, nel costituirsi, chiese del pari il rigetto della domanda, nonché l'autorizzazione alla chiamata in causa delle compagnie assicuratrici La Fondiaria Assicurazioni e INA Assitalia (che, ritualmente intervenute, eccepirono entrambe l'inoperatività della garanzia assicurativa, la prima perché, nella specie, non era a dirsi configurabile alcuna ipotesi di responsabilità extracontrattuale, la seconda contestando che il fatto dannoso fosse direttamente ricollegabile all'intervento chirurgico).

    Il Tribunale, all'esito dell'espletata istruttoria documentale, integrata da una richiesta e disposta perizia medico - legale, ritenne sussistente la responsabilità di tutti i convenuti, condannandoli (in via equitativa, attesa l'estrema difficoltà di commisurare il danno a...

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  • Diritto

    MOTIVI DELLA DECISIONE

    Il ricorso di A.B. è fondato e va, pertanto, accolto.

    Va preliminarmente affrontato il tema della pretesa nullità (per difetto di specialità) della procura conferita dalla ricorrente al difensore, sollevato in limine dalla gestione liquidatoria della soppressa USL di Orvieto.

    La doglianza è palesemente infondata, alla luce di quanto, di recente, stabilito dalle ss.uu. di questa stessa Corte (sentenza n. 108 del 2000), secondo cui "nel caso in cui la procura non espliciti in modo chiaro la volontà di proporre ricorso in cassazione (principale o incidentale) - per essersi fatto uso di timbri predisposti per altre evenienze o per essere impiegati in ogni circostanza -, mentre l'apposizione del mandato a margine del ricorso già redatto esclude di per sé ogni dubbio sulla volontà della parte di proporlo, quale che sia il tenore dei termini usati nella redazione dell'atto, la mancanza di una prova siffatta e la conseguente incertezza in ordine alla effettiva portata della volontà della parte, non può tradursi in una pronuncia di inammissibilità del ricorso per mancanza di procura speciale, ma va superata attribuendo alla parte la volontà che consenta all'atto di procura di produrre i suoi effetti, secondo il principio di conservazione dell'atto (art. 1367 cod. civ.), di cui è espressione, a proposito degli atti del processo, l'art. 159 cod. proc. civ.".

    Passando all'esame del contenuto del ricorso principale, i motivi che lo sorreggono (e che possono esaminarsi congiuntamente, onde procedere ad una valutazione unitaria del relativo contenuto) si sintetizzano nel duplice, assorbente rilievo, mosso alla pronuncia del giudice di appello, di errata valutazione in termini di ultra ed extra petizione della sentenza di primo grado, nonché di altrettanto errata valutazione dei profili di colpa del...

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