• Fatto

    Svolgimento del processo

    Con atto di citazione notificato il 6 - 7 luglio 1988, Alberga Rita conveniva davanti al Tribunale di Genova Femia Salvatore e la s.p.a.

    Lloyd Adriatico, assumendo che il 2.5.1987 era stata investita sulle strisce pedonali in via Quinto di Genova dall'auto di proprietà del Femia ed assicurata con il Lloyd Adriatico; che aveva riportato lesioni personali, cui erano residuati postumi del 20% e chiedeva la condanna dei convenuti al pagamento di 65.850.000, oltre interessi e rivalutazione.

    Si costituivano i convenuti e resistevano alla domanda, assumendo in particolare l'inesistenza di ogni colpa del conducente dell'auto.

    Il Tribunale, con sentenza depositata il 2.8.1996, ritenuto il concorso di colpa dell'attrice nella misura del 30%, condannava i convenuti in solido al pagamento della somma di L. 52.754.875.

    Proponevano appello i convenuti.

    La corte di appello di Genova, con sentenza depositata il 27.3.1999, accoglieva l'appello e rigettava la domanda.

    Riteneva la corte che, come emergeva dalle dichiarazioni dei testi rese ai vigili urbani, nonché dalle deposizioni delle stesse parti, l'Alberga uscì di corsa da una tabaccheria, attraversò i portici e si inoltrò, sempre di corsa, sulle strisce pedonali, dove venne investita dall'auto; che, sulla base delle tracce di frenata, la velocità tenuta dal Femia era tra i 35-40 km-h; che l'Alberga si portò sulle strisce pedonali, quando l'auto era ad un metro e mezzo circa da essa; che andava esclusa ogni responsabilità del Femia in concreto, poiché non poteva assolutamente prevedere che taluno attraversasse di corsa la strada, anche perché, avvicinandosi all'attraversamento pedonale, non vi era nessun pedone sul marciapiedi, che si apprestasse all'attraversamento della strada; che l'Alberga, che correva...

  • Diritto

    Motivi della decisione

    1.1. Con il primo motivo di ricorso la ricorrente lamenta la violazione e falsa applicazione dell'art. 2054 c.c..

    Ritiene la ricorrente che il giudice di appello ha stravolto la ratio dell'art. 2054, c.1, c.c., che richiede nel conducente del veicolo un comportamento oculato e prudente, fino ai limiti estremi della diligenza, mentre i giudici di appello non si sono preoccupati di accertare se nel comportamento del Femia ricorreva tale diligenza, senza approfondire l'indagine probatoria in relazione alla velocità ed alla frenata; che, in ogni caso, l'accertamento del comportamento colposo del pedone non è sufficiente ad escludere la responsabilità del conducente, essendo necessario che egli dimostri di aver fatto tutto il possibile per evitare l'evento; che è inverosimile l'assunto che se l'Albenga avesse attraversato la strada a passo normale, il Femia avrebbe potuto arrestare l'auto. 1.2. Con una seconda censura, egualmente contenuta nel primo motivo di ricorso, il ricorrente lamenta la violazione e falsa applicazione dell'art. 141, c. 4, cod. strad..

    Assume la ricorrente che secondo detta norma il conducente deve addirittura fermarsi quando i pedoni, che si trovino sul percorso stradale, tardino a scansarsi o diano segni di incertezza; che, contrariamente all'assunto della sentenza impugnata, l'Alberga nell'attraversare la strada aveva solo allungato il passo, ma non correva; che le dichiarazioni del teste Trabucco non potevano trovare accoglimento nel presente procedimento, non essendo state confermate davanti al g.i.. 1.3. Con un secondo motivo di censura la ricorrente lamenta l'omessa, insufficiente o contraddittoria motivazione su un punto decisivo della controversia, ai sensi dell'art. 360, n. 5 c.p.c.. Ritiene la ricorrente che in modo apodittico la sentenza impugnata ha affermato che essa avrebbe tenuto un atteggiamento...

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