• Fatto

    FATTO

    Con ricorso al Tribunale, giudice del lavoro, di Crotone, ritualmente notificato, P.A.M., in proprio e nella qualità di erede legittima di B.S., dipendente della società "Graziani Francesco e C. s.a.s.", deceduto il 6.7.1991 a seguito di infortunio sul lavoro verificatosi il 2.7.1991 (nel quale aveva trovato la morte anche l'altro dipendente G.P.) nel corso della effettuazione, presso la stabilimento industriale "Nuovo Pastificio S. Antonio Biagio Lecce s.p.a.", di un ponte elettrico di collegamento tra due serbatoi, a causa dell'esplosione dell'olio combustibile contenuto in uno dei serbatoi predetti, chiedeva la condanna della società datoriale, ai sensi dell'art. 2087 c.c., al risarcimento di tutti i danni conseguenti all'evento verificatosi, la liquidarsi iure proprio e iure successionis.

    Disposta la chiamata in garanzia, su istanza della società convenuta, della compagnia Reale Mutua Assicurazioni s.p.a., con sentenza in data 18.10.2006 il Tribunale adito condannava la Graziani s.a.s. e la terza chiamata, quest'ultima nei limiti del massimale assicurativo, al pagamento, in favore di P.G., nella qualità di erede di P.A.M., deceduta nelle more dell'espletamento del giudizio, della somma di Euro 158.200,00 a titolo di danno non patrimoniale iure proprio, Euro 164,00 a titolo di danno da invalidità temporanea iure successionis, Euro 693.020,00 a titolo di danno biologico iure successionis, Euro 175.269,00 a titolo di danno morale iure successionis, oltre agli interessi legali dalla data dell'evento sul capitale devalutato ed annualmente rivalutato in base agli indici Istat.

    Avverso tale sentenza proponeva appello la società Graziani Francesco e C. s.a.s. lamentandone la erroneità sotto ...

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  • Diritto

    DIRITTO

    Col primo motivo di ricorso la società lamenta violazione o falsa applicazione dell'art. 2087 c.c. anche in relazione all'art. 2697 c.c..

    In particolare osserva la ricorrente che erroneamente la Corte territoriale aveva ritenuto la responsabilità della società datoriale per l'evento verificatosi sotto il profilo che l'assunto della stessa, secondo cui non sarebbe stata a conoscenza della presenza di olio combustibile all'interno del serbatoio nel quale si era verificata l'esplosione, si appalesava non sostenibile atteso che la presenza di tale olio costituiva un dato fattuale senz'altro noto, essendo il serbatoio comunque utilizzato dal pastificio Lecce per l'attività produttiva, ed anche necessario ai fini della verifica della corretta realizzazione del ponte di collegamento fra i due serbatoi; e pertanto la condotta della società integrava la violazione della norma di cui all'art. 2087 c.c. non risultando che la stessa avesse predisposto le opportune cautele nell'esecuzione dell'attività, sino al limite della sospensione della prestazione per mancanza delle previste condizioni di sicurezza.

    Rileva per contro la ricorrente che dal dovere di prevenzione imposto al datore di lavoro dall'art. 2087 c.c. non può desumersi la prescrizione di un obbligo assoluto di rispettare ogni cautela possibile ed innominata diretta ad evitare qualsiasi danno, occorrendo che l'evento sia sempre riferibile a sua colpa, per violazione di obblighi di comportamento imposti da norme di fonte legale o suggeriti dalla tecnica, ma concretamente individuati; di talchè incombe al lavoratore l'onere di fornire la prova della concreta conoscenza, o quanto meno conoscibilità, da parte del datore di lavoro, del fatto o della situazione da cui ...

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