• Fatto

    Svolgimento del giudizio

    T.F. vedova di D.D. ha convenuto in giudizio il Ministero della Salute dinanzi al Tribunale di Trento affinché, accertato il nesso di causalità fra le trasfusioni ematiche cui il D. si era sottoposto presso l'ospedale di Bolzano fra il 1976 e il 1978 e l'epatite B diagnosticatagli nel 1982, che ne aveva provocato il decesso, l'amministrazione convenuta fosse condannata a corrispondere ad essa attrice i benefici della legge 210 del 1992.

    L'Amministrazione resistendo in giudizio aveva contestato la domanda sul rilievo che il D. si era sottoposto alle dette trasfusioni per prepararsi ad un trapianto di rene in Austria. Quindi mancava la prova che il contagio fosse avvenuto a seguito delle trasfusioni o invece nel corso dell'intervento chirurgico, né vi erano comunque elementi per sostenere che il decesso fosse stato determinato dalla malattia epatica cronica.

    Il Tribunale, disposta ctu, accoglieva la domanda.

    Il Ministero proponeva appello deducendo che nulla autorizzava a ricollegare il contagio con le trasfusioni subite dal D. nell'ospedale di Bolzano, anche considerando che vi era stato in sede amministrativa un controllo quasi completo delle disponibilità ematiche della struttura sanitaria, con esclusione del virus dell'epatite B. Qualora poi il contagio fosse dipeso dal trapianto eseguito in Austria la provvidenza richiesta non poteva esser concessa in base alla legge 210/92, per il tenore di quest'ultima e in base al criterio di interpretazione sistematica.

    Nella resistenza della F. la Corte d'appello di Trento riformava la sentenza impugnata e rigettava la domanda.

    Nella motivazione, in sintesi, la Corte premette anzitutto che il CTU aveva radicalmente escluso la possibilità di individuare con certezza la fonte del contagio, dal momento che nel corso del 1977 il D. aveva subito sia le trasfusioni presso...

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  • Diritto

    Motivi della decisione

    Con il primo motivo di ricorso la ricorrente addebita alla sentenza impugnata violazione ed erronea applicazione dell'art. 1 comma 3, della legge 25 febbraio 1992, n. 210 come modificato dalla legge 20 dicembre 1996, n. 64, sostenendo che, diversamente da quanto ritenuto dalla Corte d'appello, la legge 210/92 nell'art. 1 comma 3, accorda un beneficio a coloro che presentino danni irreversibili da epatiti post trasfusionali indipendentemente dal fatto che l'atto terapeutico all'origine dell'infezione sia stato praticato in Italia o all'estero, perché si tratta di una misura di sostegno di tipo assistenziale disposta dal legislatore a norma degli artt. 2 e 38 Cost., non circoscritta solo a chi abbia subito trasfusioni in Italia, e tanto più dovuta nel caso di specie in quanto gli interventi chirurgici di trapianto renale vengono fatti a Innsbruck in forza di apposita convenzione fra le Province di Trento e di Bolzano e il Land del Tirolo. Il motivo è infondato.

    La legge 25 febbraio 1992, n. 210 (Indennizzo a favore dei soggetti danneggiati da complicanze di tipo irreversibile a causa di vaccinazioni obbligatorie, trasfusioni e somministrazione di emoderivati) successivamente integrata e modificata dalla legge 25 luglio 1997, n. 238, prevede nei primi tre commi dell'articolo 1 che:

    "1. Chiunque abbia riportato, a causa di vaccinazioni obbligatorie per legge o per ordinanza di una autorità sanitaria italiana, lesioni o infermità, dalle quali sia derivata una menomazione permanente della integrità psico-fisica, ha diritto ad un indennizzo da parte dello Stato, alle condizioni e nei modi stabiliti dalla presente legge.

    2. L'indennizzo di cui al comma 1 spetta anche ai soggetti che risultino contagiati da infezioni da HIV a seguito di somministrazione di sangue e suoi derivati, nonché agli operatori sanitari che, in occasione e durante il servizio,...

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