Estremi:
Cassazione civile, 1997,
  • Fatto

    Svolgimento del processo

    Con sentenza del 4-5-7-6-1993 il Tribunale di Roma dichiarava la cessazione degli effetti civili del matrimonio contratto da G. M. e C. I. S. nel 1967 e, tenuto conto che nel 1988 in sede di separazione consensuale le parti avevano convenuto un assegno mensile a favore della moglie di L. 2.500.000 quando il marito prestava il suo servizio di diplomatico all'estero e del 50% dello stipendio quando prestava servizio metropolitano, determinava l'assegno divorzile, in considerazione dell'intervenuto deprezzamento della moneta dall'epoca di quella pattuizione, in L. 3.000.000, nel primo caso ed in L. 1.500.000 nel secondo.

    Proponeva impugnazione il M., sostenendo l'eccessiva entità dell'assegno in entrambe le ipotesi e la mancata valutazione, in relazione ai maggiori emolumenti percepiti all'estero, della loro destinazione ad oneri di rappresentanza.

    Si costituiva la Sologaiostoa, chiedendo il rigetto dell'impugnazione.

    All'esito del giudizio la Corte d'Appello di Roma con sentenza del 19-7-3-10-1994 riduceva in L. 2.500.000 mensili l'assegno per il periodo in cui il M. prestava servizio all'estero, confermando l'importo di L. 1.500.000 per il periodo in cui avrebbe prestato invece servizio metropolitano.

    Rilevava la Corte d'Appello, per quanto riguarda i maggiori emolumenti percepiti dal M. in occasione del servizio prestato all'estero, che, nonostante la loro natura non retributiva in quanto destinati a spese di rappresentanza come previsto espressamente dall'art. 171 del D.P.R. 5.1.1967 n. 18, non poteva negarsi che la loro erogazione comportasse comunque un sensibile miglioramento delle sue condizioni economiche e che quindi corretta doveva considerarsi la maggiorazione dell'assegno divorzile nel corrispondente periodo anche se riteneva giustificato determinarla nella minore misura di L. 1.000.000.

    Avverso detta sentenza propone ricorso per cassazione C. I. S., deducendo un unico...

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  • Diritto

    Motivi della decisione

    Preliminarmente i due ricorsi, il principale e l'incidentale, vanno riuniti ai sensi dell'art. 335 C.P.C. riguardando la stessa sentenza.

    Con il primo motivo del ricorso principale C. I. S. denuncia omessa ed insufficiente motivazione su un punto decisivo in relazione all'art. 360 n. 5 C.P.C. nonché violazione dell'art. 131 (recte 132 n.d.r.) n. 4 C.P.C. in relazione all'art. 360 n. 3 C.P.C., lamentando che la Corte d'Appello, senza alcuna motivazione, abbia ridotto l'assegno divorzile che M. G. era tenuto a versarle, nel periodo in cui costui prestava servizio all'estero, nella misura di L. 2.500.000 mensili rispetto al maggior importo di L. 3.000.000 che per lo stesso periodo era stato stabilito dal Tribunale sulla base di inequivocabili elementi di giudizio.

    Con il secondo motivo del ricorso principale la Sologoistoa denuncia violazione e falsa applicazione dell'art. 5 della Legge n. 898-70 in relazione all'art. 360 n. 3 C.P.C., lamentando che la Corte d'Appello, nel ridurre l'assegno divorzile per il periodo in cui il M. presta servizio all'estero, non abbia tenuto conto del principio di adeguatezza con il precedente tenore di vita nè con il cosiddetto criterio assistenziale per il quale si prescinde dallo stato di bisogno dell'avente diritto, che può essere anche economicamente autosufficiente, e che consente di ripristinare un certo equilibrio.

    Con l'unico motivo del ricorso incidentale M. G. denuncia violazione e falsa applicazione dell'art. 171 del D.P.R. 5.1.1967 n. 18, dell'art. 3 commi 43, 44, 45 e 46 della Legge 24.12.1993 n. 537 in relazione all'art. 360 n. 3 C.P.C.. Lamenta che la Corte d'Appello, pur avendo riconosciuto che l'indennità per il servizio prestato all'estero non ha natura retributiva come stabilito dall'art. 171 del D.P.R. n. 18 del 1967, abbia tuttavia affermato contraddittoriamente che la sua percezione abbia una qualche rilevanza ai fini della determinazione...

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