• Fatto

    Svolgimento del processo

    C. A. e J. Di M., in proprio e quali genitori del figlio minore M. A., convenivano davanti al Tribunale di Milano il dr.

    A. L., il dr. C. C., l'ente ospedaliero Fornaroli e l'unità sociosanitaria locale 72 di Magenta, chiedendo che fossero condannati al risarcimento dei danni conseguenti alla tetraparesi spastica da cui il figlio era rimasto affetto, a causa della sofferenza ipossica patita al momento del parto.

    Tutti, i convenuti, salvo il C. rimasto contumace, contestarono la fondatezza della domanda, mentre le rispettive loro compagnie assicuratrici, s.p.a. Milano Assicurazioni e Allianz Pace s.p.a., chiamate in causa in garanzia, fecero presente di aver posto a disposizione degli attori l'importo dei massimali.

    Con sentenza del 4.12.1989 il tribunale di Milano respingeva la domanda nei confronti del C. e condannava al risarcimento dei danni in solido il L. e la USSL di Magenta, ritenuti responsabili per il ritardo, da parte del sanitario nella somministrazione di farmaci ossitocici e nell'esecuzione del parto cesareo, cui erano conseguite sia l'asfissia neonatale del feto sia i successivi episodi di apnea verificatisi al 34 giorno ed al 13 mese di vita.

    Il quantum fu determinato in L 366.784.000, oltre rivalutazione ed interessi, per invalidità permanente (decurtato degli importi già versati dagli assicuratori), in L 200 milioni in moneta attuale per il danno biologico, in L 200 milioni per il danno morale subito dal bambino in L 100 milioni per quello subito dai genitori, in L 500 milioni per le spese mediche e pregresse.

    Avverso detta sentenza proponevano appello il L. e la USSL; proponevano appello incidentale gli attori.

    La corte di appello di Milano, con sentenza depositata il 7.6.1996, riduceva a metà il quantum liquidato per danno da invalidità permanente, fissava in L 160 milioni il danno da spese pregresse, in L 200 milioni il danno biologico ed in L 100 milioni...

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  • Diritto

    Motivi della decisione

    1.1. Preliminarmente vanno riuniti i ricorsi.

    Va poi dichiarata l'inammissibilità del ricorso principale e di quello incidentale degli A. - Di M. nei soli confronti dell'Azienda USSL 35 di Magenta, nonché il ricorso incidentale di quest'ultima nei confronti di tutte le parti, per difetto di legittimazione passiva dell'Azienda.

    La legittimatio ad causam, attiva e passiva (che si ricollega al principio di cui all'art. 81 c.p.c., intesa a prevenire una sentenza inutiliter data) è istituto processuale riferibile al soggetto che ha il potere di esercitare l'azione in giudizio ed a quello nei cui confronti tale azione può essere esercitata, con conseguente dovere per il giudice di verificarne l'esistenza in ogni stato e grado del giudizio, salvo che sulla questione sia intervenuto un giudicato interno (Cass. 17.6.1997,n. 5407; Cass. 27.10.1995, n. 11190). 2.2. A seguito della soppressione delle USL, avvenuta con d.lgs. n. 502 del 1992 e per effetto dell'art. 6, c. 1 , l. n. 724 del 1994 e dell'art. 2, c. 14 , della l. n. 549 del 1995 in nessun caso possono gravare sulle Aziende sanitarie locali i debiti facenti capo alle gestioni pregresse delle USL, nè tale quadro normativo risulta modificato dal d.l. n. 630 del 1996, convertito in l. n. 21 del 1997, che disciplina aspetti finanziari, prevedendo da parte dello Stato alle Regioni dei fondi necessari per far fronte ai disavanzi del Servizio Sanitario Nazionale fino al 1994. Ne deriva che le ASL non rispondono dei preesistenti debiti delle USL a cui sono subentrate (e sono quindi prive di legittimazione passiva rispetto alle relative domande in giudizio), in applicazione di un principio a cui è stato chiaramente attribuito carattere di imperatività e di inderogabilità e che essendo contenuto in una delle cosiddette grandi riforme, vincola anche la legislazione regionale. 1.3. Tale orientamento è assolutamente pacifico nella giurisprudenza di legittimità (Cass....

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