Estremi:
Cassazione penale, 2009,
  • Fatto

    FATTO E DIRITTO

    D.V.L., imputata del reato di lesioni colpose in danno di G.E. per avere effettuato un repentino attraversamento della strada in (OMISSIS) il giorno (OMISSIS) ed in tal modo costretto la G. che viaggiava alla guida di un ciclomotore a velocità moderata ad effettuare una manovra di emergenza per evitare l'investimento della pedone, manovra che provocava la sua caduta a terra con conseguente frattura della tibia e del perone distali destri nonchè numerose escoriazioni, veniva condannata alla pena di Euro 200,00 di multa dal Giudice di Pace di Pontassieve con sentenza pronunciata il 13 marzo 2008.

    Avverso detta decisione la D.V. ha proposto ricorso per Cassazione, deducendo contraddittorietà e manifesta illogicità della sentenza, in quanto il giudice avrebbe affermato la carenza di responsabilità nella causazione dell'incidente in capo alla ciclista senza considerare che essa pedone venne investita al centro della corsia di marcia del ciclomotore, per cui la G. avrebbe dovuto consentire l'attraversamento già iniziato.

    Quanto alle dichiarazioni del teste sulle quali si è fondato il giudizio di condanna a suo carico esse conterrebbero valutazioni del tutto personali e dunque non utilizzabili in ordine alla velocità tenuta dalla ciclista e l'inevitabilità dell'incidente.

    Parimenti non rilevanti dovevano considerarsi le dichiarazioni dei carabinieri che intervennero sul luogo perchè costoro non poterono constatare rilievi obiettivi ed il verbale di contravvenzione a carico di essa imputata con il quale era stata contestata la violazione dell'art. 190 C.d.S. era stato impugnato davanti al giudice di pace che l'aveva annullato.

    Con il secondo motivo la ricorrente deduce inosservanza di norme giuridiche, assumendo che la planimetria dei luoghi ...

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