Estremi:
Cassazione penale, 2011,
  • Fatto

    SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

    Avverso l'ordinanza indicata in epigrafe, pronunciata ai sensi dell'art. 309 c.p.p., che ha confermato l'ordinanza applicativa della misura custodiate degli arresti domiciliari del GIP del Tribunale di Crotone in sostituzione dell'ordinanza di analoga natura del GIP di Cosenza che si era dichiarato incompetente rispetto allo specifico reato in relazione al reato di cui all'art. 640 bis c.p., ricorre la difesa dell'indagato, deducendo:

    A) Il difetto di motivazione in ordine alla sussistenza dei gravi indizi di colpevolezza: in particolare la difesa lamenta che il Tribunale si è limitato a riproporre la motivazione del GIP di Crotone nè ha tenuto in considerazione le deduzioni della difesa che evidenziava come D.F.L. era stato socio ed amministratore della Sictec srl tra il 16.12.2005 ed il 31.07.2007, epoca in cui dimetteva la carica di socio e responsabile della società. Per contestare la motivazione del Tribunale del riesame il ricorrente enumera una serie di circostanze di fatto che non sono state valutate dal giudice di merito che renderebbero illogica la ricostruzione effettuata dallo stesso senza contare che l'obbligo di motivazione comporta che siano individuati tutti gli elementi di fatto che giustificano la misura.

    B) Con il secondo motivo il ricorrente lamenta la violazione dell'art. 292 c.p.p. ed il difetto di motivazione: il Tribunale ha omesso di motivare, ai sensi dell'art. 274 c.p.p., lett. c, sulle specifiche esigenze cautelari inerenti alla persona del D.F. e non ha tenuto nella debita considerazione l'incensuratezza dell'indagato e il lungo periodo di tempo trascorso dal reato come specificamente prevede l'art. 292 c.p.p., lett. c, finendo per non giustificare adeguatamente l'esigenza di preservare la collettività da future...

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  • Diritto

    MOTIVI DELLA DECISIONE

    Il ricorso è manifestamente infondato e deve essere dichiarato inammissibile.

    Il primo motivo di ricorso prospetta soltanto una alternativa ricostruzione dei fatti ascritti all'imputato senza riuscire ad individuare profili di contraddittorietà e illogicità della motivazione, che pure, secondo il ricorrente, viziano la motivazione, il motivo è inammissibile per violazione dell'art. 606 c.p.p., comma 1, perchè propone censure attinenti al merito della decisione impugnata. E' stato però già deciso che nel momento del controllo di legittimità, la Corte di cassazione non deve stabilire se la decisione di merito proponga effettivamente la migliore possibile ricostruzione dei fatti nè deve condividerne la giustificazione, ma deve limitarsi a verificare se questa giustificazione sia compatibile con il senso comune e con "i limiti di una plausibile opinabilità di apprezzamento", secondo una formula giurisprudenziale ricorrente (Cass. Sez. 4A sent. n. 47891 del 28.09.2004 dep. 10.12.2004 rv 230568; Cass. Sez. 5A sent. n. 1004 del 30.11.1999 dep. 31.1.2000 rv 215745; Cass., Sez. 2A sent. n. 2436 del 21.12.1993 dep. 25.2.1994, rv 196955). Il motivo di ricorso è inammissibile anche per violazione dell'art. 591, lett. c) in relazione all'art. 581 c.p.p., lett. c), perchè le doglianze sono le stesse presentate al giudice di merito e, pertanto, sono prive del necessario contenuto di critica specifica al provvedimento impugnato, le cui valutazioni, ancorate a precisi dati fattuali trascurati nell'atto di impugnazione, si palesano peraltro immuni da vizi logici o giuridici.

    In ordine alle esigenze cautelari, con motivazione scevra da vizi rilevanti in questa sede il Tribunale ha dato conto del fatto che le esigenze cautelari di cui all'art. 274 c.p.p., lett. c), - possono essere...

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