• Fatto

    SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

    P.U., in concorso con altri, era chiamato a rispondere, innanzi al Tribunale di Teramo, del reato di cui agli artt. 81 cpv., 110 c.p. e L. Fall., art. 216, in relazione alla L. Fall., artt. 223 e 219 per avere, ognuno nella spiegata qualità riferita alla "Orientai Trade s.r.l. ", dichiarata fallita dal Tribunale di Teramo in data 16.12.1992, con più atti esecutivi del medesimo disegno criminoso, in concorso tra loro, al fine di recare pregiudizio ai creditori, gestito la società in modo da cagionare alla stessa un danno di rilevante gravità nonchè tenuto le scritture contabili obbligatorie in guisa da non consentire la ricostruzione del patrimonio e/o del movimento degli affari.

    Con sentenza dell'8 luglio 2002, il Tribunale dichiarava l'imputato colpevole del reato ascrittogli e, esclusa la contestata aggravante, lo condannava alla pena di anni tre e mesi quattro di reclusione, oltre consequenziali statuizioni.

    Pronunciando sul gravame proposto dall'imputato, la Corte d'Appello di L'Aquila, con la sentenza indicata in epigrafe, confermava la sentenza impugnata, con ulteriori statuizioni di legge.

    Avverso l'anzidetta pronuncia il difensore dell'imputato ha proposto ricorso per cassazione affidato alle ragioni di censura indicate in parte motiva.

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  • Diritto

    MOTIVI DELLA DECISIONE

    1. - Con il primo motivo d'impugnazione, parte ricorrente denuncia violazione dell'art. 420 ter c.p.p., art. 178 c.p.p., lett. c) e art. 179 c.p.p. in relazione all'art. 606 c.p.p., lett. c), con riferimento all'ingiusto diniego della richiesta di differimento per legittimo impedimento del difensore, per concomitante impegno professionale con riferimento alla celebrazione di due processi innanzi alla Prima Sezione Civile di questa Corte Suprema.

    Il secondo motivo deduce violazione dell'art. 191 c.p.p. in relazione all'art. 606 c.p.p., lett. b), per erronea valutazione delle risultanze di causa, tenuto peraltro conto che per gli stessi fatti l'imputato era stato già giudicato e condannato; che la bancarotta avrebbe dovuto essere derubricata in truffa, con conseguente declaratoria di non doversi procedere per mancata presentazione della querela; che non esisteva la bancarotta fraudolenta documentale in quanto il curatore del fallimento, avv. M.W., aveva riferito di essere stato in grado di ricostruire il patrimonio ed il movimento degli affari della società fallita, di guisa che il reato in questione avrebbe dovuto essere derubricato in bancarotta semplice, con conseguente declaratoria di non doversi procedere per estinzione del reato per intervenuta prescrizione; che, ad ogni modo, l'imputato avrebbe dovuto essere assolto, ai sensi dell'art. 530, comma 2, se non altro per evitare una stridente contraddittorietà di giudizi.

    2. - E' certamente fondata la pregiudiziale questione di rito sollevata dal difensore, sul rilievo della mancata pronuncia sull'istanza di rinvio per legittimo impedimento dello stesso difensore. Impedimento, che, ritualmente dedotto con fax pervenuto all'ufficio il 7.3.2007, ore 18,02, e documentato con gli avvisi di ...

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