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    Fatto e diritto

    1. Con ordinanza di data 7 giugno 1999, il Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Catania dispose l'applicazione della custodia cautelare in carcere nei confronti di G. A. F., sospettato di appartenenza alle associazioni per delinquere (di tipo mafioso: articolo 416-bis Cp) facenti capo, una a tale P. Brunetto (fatto ascritto al capo 1 dell'imputazione) e l'altra a tali G. S. e B. La M. (fatto ascritto al capo 11 dell'imputazione).

    Il Tribunale distrettuale de libertate di Catania, in sede di riesame sulla misura custodiale, con provvedimento del 20 luglio 1999, confermò l'ordinanza di cautela solo in relazione al delitto associativo contestato al capo 11), esclusa l'aggravante di cui al comma 2 dell'articolo 416-bis Cp, e annullò la detta ordinanza in relazione al delitto contestato al capo 1) dell'imputazione, non avendo ravvisato sufficienti indizi di reato.

    Avverso questa decisione, (il F., tramite il difensore, ha proposto ricorso per cassazione deducendo tre mezzi di annullamento per violazione, rispettivamente, dell'articolo 273, degli articoli 274 e 275 e dell'articolo 414 Cpp.

    2. In particolare, con il terzo motivo di ricorso, ribadito anche con "motivi nuovi" e con nota di udienza, il difensore dei ricorrente evidenzia come l'ordinanza dei giudice per le indagini preliminari e, di conseguenza, quella impugnata, pongono a loro fondamento fatti già oggetto di una precedente investigazione conclusa con provvedimento di archiviazione emesso dalla medesima autorità nei confronti della stessa persona. L'ordinanza custodiale, precisa il deducente, è stata adottata nonostante manchi agli atti l'autorizzazione alla riapertura delle indagini ex articolo 414 Cpp., unico provvedimento idoneo a superare la preclusione ...

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