• Fatto

    IN FATTO

    Con sentenza del 28 settembre del 2006, la corte d'appello di Milano, in parziale riforma di quella pronunciata dal tribunale di Monza il 19 gennaio del 2005,appellata dall'imputato e dalla parte civile M.E., riduceva la somma liquidata a titolo di risarcimento del danno ad euro cinquecento per ciascuno genitore della vittima e ad euro cinquemila per la parte offesa; revocava la subordinazione del beneficio della sospensione condizionale della pena al pagamento delle somme liquidate a titolo di risarcimento;

    confermava nel resto l'impugnata sentenza. In primo grado il prevenuto era stato condannato alla pena, condizionalmente sospesa, di anni uno e mesi due di reclusione, oltre alle sanzioni accessorie, quale responsabile, in concorso di circostanze attenuanti generiche e di quella della minore gravità del fatto, del reato di cui agli artt. 81 cpv., e 609 bis c.p. per avere, con più azioni esecutive di un medesimo disegno criminoso, costretto, con violenza e repentinità, M.E., di anni quattordici, a compiere e subire atti sessuali consistiti, dapprima, in ambigui toccamenti vari e, da ultimo, nell'indurre la vittima a toccargli il proprio organo genitale. Fatti commessi fino al tre (OMISSIS), allorchè la parte offesa si trovava sdraiata sulla poltrona dello studio dentistico del prevenuto.

    Secondo la ricostruzione del fatto contenuta nella sentenza impugnata, in occasione di visite odontoiatriche sulla persona della M., il prevenuto aveva sessualmente abusato della propria paziente dapprima con toccamenti ambigui, consistiti in sfioramenti del seno, nell'invito a toccargli l'addome rivolto alla paziente per farle constatare la posizione dell'appendice intestinale, nell'infilarle un dito in bocca per verificare eventuali ...

  • Diritto

    IN DIRITTO

    Con i primi due motivi il prevenuto lamenta insufficienza di motivazione sia in ordine all'ultimo episodio che in merito ai fatti asseritamente verificatisi in precedenza. Assume che la corte territoriale, senza valutare adeguatamente tutte le doglianze mosse con i motivi di appello, aveva ritenuto attendibile la parte offesa, omettendo di indicare le ragioni per le quali i detti motivi di doglianza dovevano ritenersi inaccoglibili. In particolare aveva omesso di apprezzare la testimonianza della sua assistente, signora B.M., la quale, ancorchè non presente in occasione dell'ultima seduta, aveva tuttavia assistito a tutte quelle precedenti. Contrariamente a quanto affermato dalla corte la predetta teste non aveva alcun interesse a coprire eventuali comportamenti illeciti dell'imputato perchè questi era un professionista esterno che fatturava allo studio le sue prestazioni professionali.

    L'assoluta mancanza di prove in ordine ai fatti commessi prima del (OMISSIS) faceva venir meno la continuazione. Con riferimento all'episodio del 3 maggio, deduce che sussistono quanto meno delle perplessità, in quanto su alcun punti la versione della parte offesa era stata contraddetta da quella resa da altri testi: in particolare il P. aveva affermato che la porta dello studio era aperta mentre la M. aveva sostenuto che era chiusa ; gli altri testi avevano dichiarato di non avere notato alcunchè di anomalo.

    Con il terzo motivo deduce mancanza assoluta di motivazione in ordine alla doglianza relativa all'inaccoglibilità della domanda di risarcimento avanzata dai genitori della vittima.

    I primi due motivi sono inammissibili perchè sotto l'apparente deduzione di un presunta insufficienza motivazionale si censura in realtà l'apprezzamento delle prove da ...

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