• Fatto

    Svolgimento del processo

    Con ricorso del 2 ottobre 1991 Lo P. G. chiedeva al Tribunale di Roma la pronuncia di cessazione degli effetti civili del matrimonio da lui contratto con G. M. T..

    Con sentenza in data 8 marzo - 7 aprile 1994 il tribunale accoglieva la domanda e poneva a carico del ricorrente il versamento, in favore dell'ex coniuge, di un assegno mensile di L. 1.500.000, annualmente rivalutabili in base agli indici I.S.T.A.T. con decorrenza dell'aprile 1995.

    Su gravame del Lo P. la Corte d'Appello di Roma, con sentenza del 17 febbraio - 18 aprile 1995, in parziale riforma della pronuncia impugnata, disponeva che l'assegno in contestazione venisse rivalutato con decorrenza dall'aprile 1996.

    Osservava la corte che dalla documentazione in atti risultava che il primo giudice era incorso in errore nella determinazione del reddito annuo dell'appaltante, avendo cumulato alla pensione del Lo P. l'ulteriore indennità di accompagno e di superinvalidità che invece era già compresa nella voce "altri assegni" indicata nei cedolini prodotti in atti. Ciò chiarito, riteneva tuttavia che nella rideterminazione del reddito annuo del Lo P. doveva tenersi conto del complesso degli emolumenti mensilmente percepiti, non potendo da esso escludersi gli assegni suindicati, come preteso dall'appellante, poiché il beneficio della esclusione di tali assegni dal calcolo del reddito di coloro che ne fruiscono, ai fini fiscali, previdenziali e assistenziali e in ogni altro caso in cui il reddito abbia rilevanza, che è previsto dall'art. 77 del D.P.R. 23 dicembre 1978, n. 915, per i titolari di pensioni di guerra, non si estendeva agli invalidi di servizio, non essendo possibile ravvisare nell'ordinamento alcuna parificazione permanente tra le due categorie che comportasse l'estensione automatica di qualunque beneficio legislativo previsto per i mutilati e gli invalidi di guerra anche ai mutilati e agli invalidi di servizio, tenuto conto della diversa...

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  • Diritto

    Motivi della decisione

    Con il primo motivo il ricorrente denuncia la violazione e la falsa applicazione dell'art. 77 del D.P.R. 23 dicembre 1978, n. 915, dell'art. 1 della legge 15 luglio 1950, n. 539, e dell'art. 5 della legge 3 aprile 1958, n. 474, in relazione all'art. 360, n. 3, cod. proc. civ., e sostiene che la parificazione tra i mutilati e invalidi di guerra e i mutilati e invalidi di servizio sarebbe stata erroneamente esclusa dalla sentenza impugnata, poiché i giudici del merito non avrebbero preso in considerazione la legislazione successiva, la quale esprime l'armonizzazione tra le due categorie, come può desumersi dalle disposizioni della legge 29 gennaio 1987, n. 87 (NDR: così nel testo), sull'adeguamento ed aggancio automatico degli assegni accessori spettanti ai grandi invalidi per servizio ai corrispondenti assegni annessi alle pensioni dei grandi invalidi di guerra, nonché delle disposizioni della legge 10 ottobre 1989, n. 342, che hanno esteso l'adeguamento automatico degli assegni accessori degli invalidi di guerra agli assegni corrisposti ai grandi invalidi per servizio titolari di pensione privilegiata di primo grado, qual'è quella del ricorrente.

    La censura non può trovare accoglimento poiché - come risulta chiaramente dalla sommaria esposizione che precede - le disposizioni legislative citate continuano a porsi quale espressione dell'orientamento interpretativo emergente dalla giurisprudenza di legittimità e da quella del giudice amministrativo, indicata puntualmente nella motivazione della sentenza impugnata, secondo cui la categoria die mutilati ed invalidi di guerra viene assunta dal legislatore solo come parametro di riferimento per l'attribuzione ai mutilati ed invalidi di servizio di singoli benefici, dovendo escludesi, per la diversa natura giuridica dei due trattamenti pensionistici, ogni possibilità di equiparazione che consenta l'estensione del medesimo trattamento economico e giuridico in mancanza di una...

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