Estremi:
Cassazione penale, 2009,
  • Fatto

    FATTO

    Con l'ordinanza indicata in epigrafe il Tribunale di Palermo, riqualificato il fatto contestato all'indagato nella diversa ipotesi di cui agli artt. 110 e 416 bis c.p. (concorso esterno in associazione mafiosa), ha rigettato l'istanza di riesame proposta nell'interesse di G.E. avverso l'ordinanza in data 12-5-2009, applicativa della misura cautelare in carcere.

    Il G., a mezzo del suo difensore, ha proposto ricorso per Cassazione, dolendosi con un primo motivo della illogicità della motivazione, nella parte in cui ha attribuito all'indagato il ruolo di collettore della famiglia mafiosa di (OMISSIS), pur avendo dato atto che il predetto non ha mai rivestito la qualifica di uomo d'onore. Sostiene, infatti, che è altamente improbabile, se non impossibile, che un sodalizio mafioso affidi a un soggetto ad esso estraneo un compito di tale importanza per l'esistenza dell'associazione, sia dal punto di vista economico che da quello della riservatezza.

    Deduce che il Tribunale è pervenuto alle sue conclusioni sulla base di un'erronea utilizzazione degli elementi indiziari, costituiti dalle dichiarazioni entrambe indirette del M. e del B., avendo ritenuto il contenuto di una dichiarazione accusatoria individualizzante quale elemento di riscontro di un'altra dichiarazione anch'essa indiretta.

    Con un secondo motivo il ricorrente deduce violazione di legge e illogicità della motivazione, in relazione alla ritenuta sussistenza a carico dell'indagato delle aggravanti di cui agli artt. 4 e 6 dell'art. 416 bis c.p. Sostiene che il concorrente esterno non ha il patrimonio conoscitivo che caratterizza i partecipi dell'associazione e che, pertanto, nei suoi confronti non può operare la presunzione di cui all'art. 59 c.p..

    ...
  • Diritto

    DIRITTO

    1) Il primo motivo di ricorso è inammissibile, mirando sostanzialmente a censurare nel merito il giudizio espresso dal Tribunale circa la concreta sussistenza, a carico dell'indagato, di gravi indizi di colpevolezza in ordine al concorso esterno in associazione mafiosa; giudizio che risulta basato su un'analitica disamina delle dichiarazioni rese dai collaboranti M.F. e B.A., che il giudice del riesame, all'esito del positivo vaglio di attendibilità intrinseca, ha ritenuto, con apprezzamento in fatto insindacabile in sede di legittimità, non contrastanti tra loro riguardo al nucleo centrale del narrato e reciprocamente riscontrate in ordine allo specifico contenuto della condotta illecita contestata al G., consistita nell'occuparsi del settore delle estorsioni per conto della famiglia mafiosa di (OMISSIS).

    Il percorso argomentativo posto a base dell'impugnata decisione non presenta affatto i vizi motivazionali dedotti dal ricorrente, non potendosi ritenere incompatibile con i principi della logica che una famiglia mafiosa possa avvalersi dell'apporto di persone esterne al suo organigramma per il compimento di talune attività, nello specifico attinenti al campo delle estorsioni. E' anzi da evidenziare che, nel caso in esame, il Tribunale ha fornito una plausibile chiave di lettura di una simile evenienza, ritenendola conseguenza dell'attuale situazione della famiglia mafiosa di (OMISSIS), contraddistinta, a causa dei continui arresti dei sodali, da un succedersi di persone nella carica dei reggenti, costretti a rivolgersi a soggetti esterni per consentire all'associazione di mantenersi in vita e perseguire i propri scopi. E' appunto in tale prospettiva, secondo il giudice del riesame, che va ...

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