Estremi:
Cassazione civile, 2000,
  • Fatto

    Svolgimento del processo

    La SIMEC s.a.s. conveniva innanzi al pretore di Spoleto la Regione dell'Umbria, per ottenere il risarcimento dei danni provocati ad una propria autovettura da una coppia di cinghiali, che avevano repentinamente attraversato, al sopraggiungere di essa, la strada provinciale da Spoleto a San Giovanni di Baiano.

    La convenuta negava ogni sua responsabilità, alla stregua tanto della legislazione regionale, non applicabile analogicamente al caso di specie, sia dell'art. 2052 c.c., attesa l'impossibilità di attribuire alla Regione un potere di custodia su animali selvatici.

    Il pretore, con sentenza del 30 giugno 1994, accoglieva la domanda.

    Il Tribunale di Perugia, con la sentenza ora impugnata, emessa il 28 giugno 1996, ha respinto il gravame della soccombente.

    Per la cassazione di tale sentenza ricorre la Regione, sulla base di un unico motivo.

    Non si è costituita l'intimata, ma ha partecipato alla discussione.

  • Diritto

    Motivi della decisione

    Con l'unico motivo la ricorrente, denunciando la violazione dell'art. 2052 c.c. e dei principi generali in materia di patrimonio indisponibile nonché insufficiente motivazione (art. 360 n. 3 e 5 c.p.c.), sostiene che il ragionamento del Tribunale, il quale ha posto a base della responsabilità della Regione il rapporto di proprietà e il connesso obbligo di custodia, mal si adatta a un ente pubblico, la cui condizione, rispetto alla fauna selvatica, è assai diversa da quella che determina la responsabilità di un qualsiasi privato per il danno cagionato da animali.

    Soprattutto manca, in capo all'ente pubblico, la disponibilità della fauna selvatica, perché l'interesse tutelato dalla legge è proprio quello di mantenerla nelle sue naturali condizioni di vita.

    Tali censure meritano accoglimento.

    Il giudice "a quo", dopo aver ricordato che, prima dell'entrata in vigore della legge quadro sulla caccia (27 dicembre 1977 n. 968), i danni provocati dagli animali selvatici si ritenevano non risarcibili, attesa la loro natura di "res nullius" (art. 923 c.c.), osserva che con l'ingresso, sancito dalla nuova legge, della selvaggina nel patrimonio indisponibile dello Stato (art.1), la prospettiva è profondamente mutata, giacché l'individuazione di un proprietario rende adesso agevole la ricerca del criterio di imputazione della responsabilità.

    Sebbene infatti la nuova legge si interessi esplicitamente solo di taluni danni provocati dalla fauna selvatica, quelli alla produzione agricola (artt. 4, 6 e 26), purtuttavia ciò non significa certo che i danni di altro genere non siano risarcibili, ma solo che il titolo della responsabilità non può evincersi dalla legge citata ma dalla generale normativa codicistica, e più precisamente dall'art. 2052 c.c. Nè può essere di ostacolo all'applicazione di tale...

  • Note redazionali:
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