Estremi:
Cassazione civile, 2008,
  • Fatto

    SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

    Con ricorso notificato il 17 giugno 1999 I.P. chiedeva al Tribunale di Roma la cessazione degli effetti civili del matrimonio contratto con F.S. nel (OMISSIS), nonchè un assegno divorzile di L. 800.000, ed un contributo di L. 500.000, per il mantenimento della figlia Fr., con lei convivente.

    Si costituiva il F., aderendo alla domanda di divorzio, ma contestando le richieste economiche, perchè la moglie sarebbe stata in grado di mantenersi da sola e perchè i figli vivevano con lui.

    Con sentenza depositata il 12 febbraio 2001 il Tribunale, accertato che la figlia Fr. non viveva più con la madre, respingeva la domanda di contributo al mantenimento della figlia e riconosceva alla P. un assegno divorzile di L. 300.000, mensili. Il Tribunale respingeva altre domande riconvenzionali proposte dal F..

    La Corte d'appello di Roma, con sentenza del 20 maggio - 4 luglio 2003, respingeva sia l'appello principale della P., volto ad ottenere l'aumento dell'assegno divorzile a L. 1.000.000, mensili, sia l'appello incidentale del F., avente per oggetto l'eliminazione ovvero la riduzione dell'assegno divorzile a suo carico, la riconsegna della casa coniugale nonchè altre richieste.

    Avverso la sentenza d'appello F.S. ha proposto ricorso per cassazione sulla base di quattro motivi.

    I.P. ha resistito con controricorso ed ha proposto ricorso incidentale, sulla base di due motivi.

    Il F. ha resistito con controricorso al ricorso incidentale.

    Entrambe le parti hanno depositato memorie.

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  • Diritto

    MOTIVI DELLA DECISIONE

    1. Il ricorso principale e quello incidentale devono essere riuniti, ai sensi dell'art. 335 c.p.c., trattandosi di impugnazioni contro la stessa sentenza.

    E' inammissibile la produzione della documentazione allegata alle memorie, non ricorrendo le ipotesi previste dall'art. 372 c.p.c., per il deposito di atti e documenti non prodotti nei precedenti gradi del processo.

    2. Con il primo mezzo d'impugnazione il ricorrente principale lamenta contraddittoria e insufficiente motivazione sul punto decisivo della controversia relativo alla valutazione dei redditi percepiti dal F. (L. n. 898 del 1970, art. 5).

    Si sottolinea che il Giudice di appello aveva indicato un reddito di Euro 1.700,00, mensili, che non corrispondeva nemmeno a quello lordo e che sembrava frutto di un mero errore cagionato dal cambio Lira - Euro, dovendosi intendere L. 1.700.000 mensili. Dalle buste paga del 2001 emergeva un reddito lordo del F. mediamente di L. 3.300.000, che dopo le detrazioni di legge e di diritto si riduceva in media a L. 1.500.000, mensili. Il reddito netto medio mensile, sulla base del reddito annuo, era stato di L. 1.430.250, pari ad Euro 738,66. Ne risultava un evidente squilibrio a favore della P., che guadagnava Euro 1.000,00 - 1.200,00 mensili.

    3. Il motivo è inammissibile, non potendosi in questa sede di legittimità riesaminare gli elementi di fatto riguardanti il merito della causa nè effettuare valutazioni basate su di essi.

    Eventuali errori del giudice di merito su tali elementi possono essere fatti valere quali visi revocatori, ove ricorrano le condizioni di legge.

    4. Con il secondo motivo il ricorrente principale denuncia contraddittoria, erronea ed omessa motivazione in ordine alla comparazione dei redditi delle parti ed alle circostanze di fatto che avevano determinato l'attribuzione dell'assegno divorzile (L. n. 898 del 1970, art. 5).

    Erroneamente la Corte di appello non...

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