• Fatto

    SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

    Con atto di citazione notificato in data 1/12/1986 la sig.ra Z.M.P. conveniva la Usl Roma 3 ed il medico prof. D. V.M. avanti al Tribunale di Roma per ivi sentirli condannare al risarcimento in solido dei danni patiti in conseguenza di intervento di settorinoplastica da quest'ultimo, all'esito di consulto effettuato con il Prof. D.V.I. (padre del M.), eseguito presso il Policlinico Umberto I di Roma il 12/7/1983, deducendo di soffrire ancora degli stessi disturbi che l'avevano indotta a sottoporsi al suddetto intervento chirurgico, con aggravamento altresì del difetto estetico all'epoca lamentato.

    Nella resistenza del D.V.M., che eccepiva essere stato correttamente eseguito l'intervento de quo, avente invero finalità prettamente funzionali, e che al momento delle dimissioni la Z. non palesava alcuna delle lamentate "anomalie"; e nella resistenza altresì della USL ROMA 3, che chiamava in causa la compagnia assicuratrice Assitalia Le Assicurazioni d'Italia s.p.a., l'adito giudice rigettava la domanda, osservando trattarsi nel caso di obbligazione di mezzi, in relazione alla quale nessun addebito poteva ascriversi al D.V., essendo rimasta esclusa all'esito dell'espletata C.T.U., una condotta negligente od imperita del medesimo.

    Ciò anche con riguardo all'aspetto estetico della Z., in ordine al quale la medesima era stata "informata e consigliata all'intervento da altro sanitario (il prof., D.V.I.) rimasto estraneo alla causa".

    Aggiungeva che la suddetta attrice non aveva d'altro canto nemmeno "avanzato domanda di risarcimento in ordine alla situazione così come determinatasi nel suo complesso".

    Il gravame interposto dalla Z. nei confronti - oltre che...

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  • Diritto

    MOTIVI DELLA DECISIONE

    Va preliminarmente affermata, trattandosi di questione rilevabile anche d'ufficio in ogni stato e grado del processo, la sussistenza della legittimazione passiva nel presente giudizio della Regione Lazio e della Asl Roma/A Gestione liquidatoria, in persona del Commissario liquidatore, ed il difetto viceversa di legitimatio ad causam passiva della ASL Roma/A (ex USL Roma 2).

    Come questa Corte ha già avuto modo di affermare e precisare, a norma della L. 23 dicembre 1994, n. 724, art. 6 e L. 28 dicembre 1995, n. 549, art. 2, comma 1 (che hanno trasferito alle Regioni i debiti delle soppresse unità sanitarie locali, stabilendo che in nessun caso le Regioni possono far gravare sulle neo costituite Aziende sanitarie locali i debiti preesistenti), si è verificata una successione ex lege, a titolo particolare, della Regione nei rapporti obbligatori già di pertinenza delle Usl (v. Cass., 9/12/2004, n. 23007; Cass., 28/5/2004, n. 10297), sicchè ove la successione si sia come nella specie verificata nel corso di un giudizio introdotto nei confronti di una Usl, le Regioni sono legittimate sia ad impugnare le sentenze pronunziate nei confronti delle disciolte Usl, o delle loro gestioni liquidatorie, sia a resistere ad impugnazioni proposte nei loro confronti.

    E in base al tenore formale e funzionale della L. n. 724 del 1994, suindicato art. 6 tra i debiti delle disciolte Usl gravanti sulle Regioni sono da ritenersi senz'altro ricompresi anche quelli per il risarcimento dei danni eventualmente causati nella erogazione delle prestazioni del servizio sanitario nazionale (v. Cass., 9/12/2004, n. 23007, ove si è ulteriormente negato che,...

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