• Fatto

    Svolgimento del processo

    1.1 Con sentenza n. 2654 del 14 marzo 1984, il Tribunale di Roma, nel pronunciare la cessazione degli effetti civili conseguenti alla trascrizione del matrimonio religioso contratto da Enrico Cartoni e Giuseppina Bucci Casari, stabilì, "in conformità all'accordo intervenuto tra le parti, che Enrico Cartoni deve versare a Giuseppina Bucci Casari, quale corresponsione una tantum ai sensi dell'art. 5 comma IV della legge 1-12-1970 n. 898, la somma di L. 250.000.000...., dando atto che: - quanto a lire 150.000.000 sono stati corrisposti in data 16 aprile 1983; quanto alla residua somma di lire 100.000.000, essa verrà corrisposta in contanti.... entro e non oltre il 20 aprile 1984". 1.2 Con avviso di accertamento del 6 dicembre 1989, l'Ufficio distrettuale delle imposte dirette di Roma rettificò il reddito dichiarato dalla Bucci Casari ai fini i.r.pe.f. per l'anno 1983, elevandolo da lire 4.400.000 a lire 154.400.000, determinando una maggiore imposta pari a lire 63.949.000 ed irrogando pena pecuniaria di pari importo per infedele dichiarazione.

    La Bucci Casari impugnò l'avviso dinanzi alla Commissione tributaria di I° grado di Roma, chiedendone l'annullamento e deducendo che l'assegno divorzile corrisposto una tantum non sarebbe equiparabile agli assegni periodici assimilati ai redditi di lavoro dipendente e che, comunque, esso avrebbe natura risarcitoria.

    In contraddittorio con l'Ufficio - che instò per la reiezione del ricorso - la Commissione adita accolse il ricorso.

    A seguito di appello dell'Ufficio, la Commissione tributaria di II° grado di Roma accolse il gravame. 1.3 La Bucci Casari impugnò tale decisione dinanzi alla Commissione tributaria centrale. Questa, con ordinanza istruttoria del 1° marzo 1995, dispose che il I° Ufficio distrettuale delle imposte dirette di Roma facesse conoscere se, nei confronti...

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  • Diritto

    Motivi della decisione

    2.1 Con il primo motivo (con cui deduce "violazione e falsa applicazione dell'art. 116 cod. proc. civ. e dell'art. 97 Cost., nonché insufficiente motivazione circa un punto decisivo della controversia"), la ricorrente argomenta due profili di censura della decisione impugnata, relativamente all'inottemperanza, da parte dell'Ufficio, dell'ordinanza istruttoria emessa dalla Commissione tributaria centrale (cfr., supra, n. 1.3 e lett. A): a) - in primo luogo, i Giudici a quibus avrebbero dovuto valutare il comportamento omissivo dell'Ufficio ai sensi dell'art. 116 cod. proc. civ., applicabile al processo tributario in virtù del rinvio operato dall'art. 1 comma 2 d. lgs. n. 546 del 1992; in secondo luogo, la motivazione della decisione impugnata sarebbe contraddittoria, in quanto "ha ritenuto irrilevante un fatto che la stessa Commissione nel corso del giudizio aveva qualificato come decisivo per definire la controversia".

    Con il secondo motivo (con cui deduce "violazione e falsa applicazione dell'art. 47 D.P.R. 29 settembre 1973 n. 597"), la ricorrente sostiene - contrariamente a quanto affermato dalla decisione impugnata - che l'art. 47 lett. F) d.P.R. n. 597 del 1973 si applicherebbe unicamente agli assegni aventi il carattere essenziale della "periodicità"; che tale disposizione tributaria sarebbe di stretta interpretazione; che l'assegno divorzile periodico e quello una tantum, come sono sottoposti ad una diversa disciplina civilistica, così dovrebbero essere assoggettati ad un diversificato trattamento tributario; e che - ove si ritenesse che l'assegno una tantum integrerebbe una delle fattispecie di cui all'art. 47 cit. - questa disposizione colliderebbe con l'art. 53 Cost. ("infatti, l'assegno divorzile una tantum può essere assimilato al massimo ad una sorta di capitalizzazione dell'assegno periodico, ossia ad una anticipata corresponsione di...

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