• Fatto

    Svolgimento del processo

    Con ricorso depositato il 20 ottobre 1994 la signora L. P. conveniva in giudizio dinanzi al Pretore di Terni, quale giudice del lavoro, la Unità Sanitaria della Conca Ternana, in persona del legale rappresentante pro - tempore.

    Esponeva di essere stata dipendente dell'Unità convenuta in qualità di infermiera dal 1969 al 1995; che, nell'espletamento della propria attività, era stata esposta, dal 1972 al 1993, alle radiazioni ionizzanti emesse dal macchinario necessario per l'espletamento dell'esame pielografico, senza essere dotata di alcuna protezione e nonostante che il servizio di radioprotezione l'avesse giudicata non idonea alle mansioni; che il 16 febbraio 1993 la commissione medica ospedaliera aveva accertato che le esposizioni avevano costituito un fattore concausale valido e sufficiente a determinare l'insorgenza della neoplasia mammaria per la quale era stata operata nel 1985; che con delibera in data 24 agosto 1993 l'Unità convenuta aveva riconosciuto che la malattia era stata contratta per causa di servizio.

    Chiedeva quindi che il Pretore condannasse l'Unità convenuta al risarcimento di tutti i danni subiti.

    Con sentenza in data 19 luglio 1996 il Pretore dichiarava il difetto di giurisdizione del giudice ordinario. In particolare affermava che "essendo stato richiesto il risarcimento del danno anche ex art. 2087 codice civile e leggi speciali ed essendo stata ravvisata dalla parte ricorrente una responsabilità del datore di lavoro anche di tipo contrattuale, la causa doveva essere devoluta alla cognizione del giudice amministrativo cui spettava la giurisdizione esclusiva sul rapporto".

    Con ricorso in data 14 novembre 1996 la signora P. conveniva quindi in giudizio l'Azienda Sanitaria Locale n. 5, già Unità sanitaria, della Conca Ternana, dinanzi al Tribunale amministrativo regionale dell'Umbria e ne chiedeva la condanna al risarcimento degli stessi danni richiesti al Pretore....

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  • Diritto

    Motivi della decisione

    Come ha già affermato questa Corte, il dipendente, che abbia subito dei danni personali nello svolgimento delle sue mansioni, può agire nei confronti del datore di lavoro in due modi: o, in via extracontrattuale, per il risarcimento del danno consistente nella lesione del suo diritto all'integrità fisica, o, in via contrattuale, per la violazione da parte del datore di lavoro dell'obbligo di tutelare l'integrità fisica e la personalità morale dei prestatori di lavoro.

    La prima azione è basata sul principio generale di cui all'art. 2043 cod. civ.; la seconda sull'obbligo previsto specificamente dall'art. 2087 cod. civ. come parte integrante del contratto di lavoro.

    La distinzione è ben rilevante per la diversa disciplina della responsabilità contrattuale e di quella extracontrattuale in tema, ad esempio, di elemento soggettivo, di onere probatorio, di capacità di agire, di prescrizione e cosi via. Assume, poi, un particolare rilievo in caso di rapporto di pubblico impiego in quanto l'azione per il risarcimento del danno ex art. 2043, come qualsiasi azione di responsabilità extracontrattuale, appartiene alla giurisdizione del giudice ordinario, mentre l'azione contrattuale, essendo appunto inerente a un rapporto di pubblico impiego, spetta alla giurisdizione esclusiva dell'autorità giudiziaria amministrativa.

    Tuttavia non è sempre facile stabilire se le parti abbiano inteso proporre l'una o l'altra azione. In alcuni casi, infatti, la parte non qualifica espressamente l'azione proposta e non richiama neppure le norme poste a fondamento della domanda: in realtà non si pone il problema della natura dell'azione, limitandosi a proporre una generica azione di risarcimento dei danni da lei subiti.

    In questi casi, questa Corte ha già affermato che deve ritenersi proposta l'azione di responsabilità extracontrattuale tutte le volte che non emerga una precisa scelta del danneggiato in favore di...

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