• Fatto

    SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

    Nel (OMISSIS) la piccola M.D., di anni otto, venne investita dalla vettura condotta dal M., riportando lesioni tali da renderla assolutamente inabile e totalmente dipendente per ogni atto della vita di relazione.

    Con la sentenza ora impugnata per cassazione la Corte d'appello di Brescia ha confermato la prima sentenza che aveva respinto la domanda risarcitoria proposta dalla B. (in proprio e per conto della figlia minore M.D.) e dalla M.E., contro il M. e la RAS (compagnia assicuratrice della vettura).

    In particolare, il giudice d'appello ha accertato: che il conducente percorreva la strada a velocità consona al tempo ed al luogo; che egli stesso venne investito sul lato destro dell'automobile dalla bambina, la quale, appena uscita da scuola, improvvisamente e repentinamente, incominciò ad attraversare la strada per raggiungere la propria casa che si trovava dall'altra parte; che la piccola prima andò ad urtare contro il montante destro del parabrezza, poi ricadde contro il passaruote anteriore destro, dopodichè venne proiettata al suolo a pochissima distanza dai cassonetti dell'immondizia; che, dunque, nessun elemento di colpa è ipotizzabile nei confronti del conducente, avendo egli dato la prova liberatoria dell'art. 2054 c.c., comma 1.

    Il ricorso per cassazione della B. e della M. è svolto in due motivi. Risponde con controricorso la RAS. Ambedue le parti hanno depositato memorie per l'udienza.

  • Diritto

    MOTIVI DELLA DECISIONE

    Con il primo motivo le ricorrenti lamentano il vizio della motivazione; con il secondo motivo la violazione dell'art. 2054 c.c..

    Il ricorso è fondato per le ragioni che verranno illustrate.

    Come s'è visto in precedenza, la conclusione alla quale perviene il giudice consiste nell'affermazione che non fu la vettura ad investire la bambina, bensì fu l'inverso, e che nessuno dei tre profili di colpa astrattamente ipotizzabili (eccessiva velocità; investimento della bambina all'interno del marciapiedi e della pista ciclabile;

    inadeguata condotta di guida alla presenza della bambina - cfr. nota 15 a pag. 9) è riscontrabile nella fattispecie. In altri termini, "unica "colpa"dell'appellato fu di trovarsi nel posto sbagliato al momento sbagliato" (cfr. stessa nota).

    Un primo rilievo da muovere alla sentenza impugnata consiste nella contraddizione tra il suo stesso esordio e la suddetta conclusione.

    Essa esordisce, infatti, con l'affermazione che la fattispecie deve essere inquadrata nel paradigma normative dell'art. 2054 c.c. (così correggendo la prima sentenza che aveva fatto, invece, riferimento all'art. 2043 c.c.) e che il conducente, nel dimostrare di aver fatto "tutto il possibile per evitare il danno" ha fornito la prova liberatoria da quella disposizione imposta.

    Ora, è chiaro che l'art. 2054 c.c., comma 1, presuppone che il danno alla persona sia stato cagionato dal conducente, il che contrasta con la conclusione secondo cui, invece, sarebbe stata la bambina a cagionare il danno a se stessa ed alla vettura da lei investita.

    Il rilievo non è di scarsa importanza, se si considera che, nel primo caso, occorre accertare se effettivamente il conducente ha fornito la prova liberatoria, nel secondo caso, invece, il conducente è un ...

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