Estremi:
Cassazione civile, 2010,
  • Fatto

    SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

    W.P. conveniva in giudizio G.M. e la Intercontinentale Assicurazioni s.p.a. per sentirli condannare in solido al risarcimento dei danni che assumeva di aver subito a seguito dell'incidente stradale del quale era rimata vittima.

    In tale circostanza l'attuale ricorrente era stata investita dalla moto condotta da G.M. ed assicurata con la Intercontinentale Assicurazioni s.p.a..

    Si costituiva la Winterthur Assicurazioni spa quale società incorporante per fusione della Intercontinentale Assicurazioni s.p.a., nonchè G.M..

    Il Tribunale di Milano riteneva che la W. aveva tenuto un comportamento colposo e che il motociclista non aveva potuto evitare l'investimento. Rigettava pertanto la domanda attrice e condannava la W. a restituire la provvisionale ricevuta.

    Proponeva appello davanti alla Corte territoriale di Milano W.P. chiedendo l'integrale riforma della sentenza impugnata ed insistendo sulle conclusioni già formulate in primo grado.

    Rimaneva contumace G.M..

    Nelle more del giudizio d'Appello il Tribunale di Bari nominava B.L.G., figlio della W., amministratore di sostegno di quest'ultima.

    La Corte distrettuale di Milano respingeva l'appello e confermava la sentenza impugnata.

    Proponeva ricorso per cassazione B.L.G. in qualità di amministratore di sostegno di sua madre W.P..

    Resisteva con controricorso la Winterthur Assicurazioni s.p.a..

  • Diritto

    RAGIONI DELLA DECISIONE

    I primi due motivi devono essere congiuntamente esaminati per via della loro stretta connessione.

    Con essi si denuncia rispettivamente: 1) "Violazione dell'art. 360 c.p.c., nn. 3 e 5 per violazione delle norme di diritto di cui all'art. 2054 c.c. ed insufficiente motivazione".

    2) "Violazione dell'art. 360 c.p.c., nn. 3 e 5 in relazione all'art. 1227 c.c., comma 1".

    Sostiene con tali motivi parte ricorrente che l'impugnata sentenza è carente di motivazione e si risolve in una evidente violazione del principio di diritto della presunzione di responsabilità a carico del conducente, per non aver provato di aver fatto tutto il possibile per prevenire l'evento dannoso. Sostiene altresì parte ricorrente che, anche ad escludere una piena responsabilità del conducente, si può comunque affermare una responsabilità concorrente sulla base del principio di diritto di cui all'art. 1227 c.c..

    Entrambi i motivi devono essere rigettati perchè parte ricorrente propone una ricostruzione della fattispecie concreta diversa rispetto a quella formulata dalla Corte d'Appello, senza tuttavia dimostrare una violazione dell'art. 2054 c.c. e/o dell'art. 1227 c.c..

    Secondo la giurisprudenza di questa Corte infatti la prova liberatoria di cui all'art. 2054 c.c., nel caso di danni prodotti a persone o cose dalla circolazione di un veicolo, non deve essere necessariamente data in modo diretto cioè dimostrando di avere tenuto un comportamento esente da colpa e perfettamente conforme alle regole del codice della strada, ma può risultare anche dall'accertamento che il comportamento della vittima sia stato il fattore causale esclusivo dell'evento dannoso, comunque non evitabile da parte del conducente, attese le concrete circostanze della circolazione e la conseguente impossibilità di attuare una qualche idonea manovra di emergenza. Alla stregua di questi criteri si è...

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