• Fatto

    Svolgimento del processo

    Il 14 luglio 1978 Marconi Ascanio, a seguito di un incidente stradale era ricoverato presso l'Ospedale Maggiore di Milano, Istituto di chirurgia d'urgenza.

    Dopo essere stato sottoposto - in tale ospedale - alla riduzione manuale della lussazione dell'anca destra e a quella cruenta delle fratture alla gamba destra, ad opera del dott. Bossi Enrico, il Marconi, il 28 luglio 1978 otteneva di essere trasferito presso la clinica privata "la Maddalena" ed ivi, dallo stesso dott. Bossi, era operato all'avambraccio destro e al labbro.

    Dimesso il 12 agosto, con invito alla immobilità per un mese, il Marconi si presentava il 6 settembre di quello stesso anno all'Istituto di chirurgia d'urgenza, per un riscontro radiografico: in quell'occasione era visitato dal prof. Senigallia che gli consigliava di praticare ginnastica attiva e di presentarsi dopo altri 30 giorni.

    Verificatosi, a seguito di tale terapia, un repentino aggravamento delle proprie condizioni, il Marconi si rivolgeva, prima, al traumatologo prof. Vespignani, il quale l'11 settembre 1978 presso la clinica "la Madonnina", provvedeva perché fosse nuovamente ridotta la frattura dell'ulna destra e applicata la trazione al ginocchio, successivamente, al prof. Boheler, di Vienna, che procedeva a ben tre interventi: un primo il 2 ottobre 1978, per eliminare un frammento ossero della testa femorale rimasto libero nella cavità acetabolare, un secondo il 21 aprile 1978, di artoplastica totale di anca destra, e un terzo, infine, in data 27 aprile 1979, di osteotomia sovramolleolare della gamba destra a correzione del piede valgo postraumatico.

    Premesso quanto sopra, affermato che dallo svolgimento dei fatti emergevano imperizia, negligenza ed inosservanza delle norme e delle tecniche correnti da parte dei sanitari dell'Ospedale Maggiore,...

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  • Diritto

    Motivi della decisione

    1. Poiché relativi alla stessa sentenza il ricorso principale del Bossi e quello, incidentale, dell'Ospedale Maggiore devono riunirsi (art. 335 c.p.c.).

    2. Con il primo motivo parte Bossi denuncia "violazione e falsa applicazione degli artt. 1218 e 2043 c.c. e 116 c.p.c., ex art. 360 nn. 3 e 5 c.p.c.".

    Si assume - infatti - che la "Corte di Appello di Milano ha errato nel ritenere l'esistenza di un nesso di causalità tra il comportamento del dott. Bossi e l'aggravamento della menomazione subita dal Marconi. Ciò è dovuto ad una scorretta valutazione delle risultanze di cui alla c.t.u. disposta dal giudice di primo grado".

    Analogamente, l'Ospedale Maggiore di Milano, con il primo motivo del proprio ricorso incidentale, da esaminarsi, congiuntamente al primo motivo del ricorso di parte Bossi, denuncia "violazione e falsa applicazione degli artt. 40 e 41 c.p. e 2043 c.c.; omessa insufficiente motivazione circa punti decisivi della controversia: art. 360 nn. 3 e 5 c.p.c.", lamentando che la Corte territoriale abbia omesso di considerare due elementi fondamentali: da un lato che nella specie ricorreva "la preesistenza, concomitanza o sopravvenienza di altri fattori idonei a provocare l'evento medesimo", dall'altro, che poiché i consulenti individuano nel trattamento terapeutico ricevuto dal Marconi "nel periodo luglio - settembre" la possibile causa della necrosi e poiché il Marconi fu degente presso l'Ospedale Maggiore solo nel periodo 14 - 28 luglio 1978, nell'avere la Corte territoriale totalmente omesso, nell'esprimere un giudizio di causalità, ogni riferimento a tale circostanza costituisce vizio di motivazione su punto decisivo della controversia.

    Le sopra riassunte censure non possono trovare accoglimento.

    Puntualmente la pronuncia gravata, con specifico...

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