Estremi:
Cassazione penale, 2005,
  • Fatto

    Osserva

    1. - Con ordinanza 9 maggio 2005 il Tribunale del Riesame di Palermo rigettava l'istanza di riesame proposta da D. G., imprenditore edile di Partinico, avverso l'ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa il 15 aprile 2005 dal Gip di quel Tribunale, con la quale veniva contestato al D. il delitto di partecipazione ad associazione di tipo mafioso, per essere egli stabilmente incardinato nell'articolazione territoriale di Partinico dell'associazione mafiosa 'Cosa Nostra'. In particolare, veniva contestato al D. di aver preso parte "a più riunioni con esponenti della famiglia mafiosa di Partinico tra i quali V. M., G. M., R. F. e L. N."; nonché per avere in più momenti fornito denaro a quella famiglia mafiosa "ricevendone in cambio appoggio per l'aggiudicazione di lavori per opere da realizzare in Palermo".

    Si precisa nell'ordinanza, preliminarmente, che la presente vicenda cautelare fa parte degli sviluppi più recenti di una risalente e complessa indagine giudiziaria relativa alla cosca mafiosa di Partinico, il cui organigramma e le cui attività criminose sono state ricostruite grazie alle dichiarazioni rese dai collaboratori di giustizia S. M. e V. G.. Particolare rilievo il Tribunale attribuisce alla collaborazione di quest'ultima (già condannata per il reato di cui all'art. 416 - bis cp), che aveva retto la famiglia mafiosa di Partinico dal momento dell'arresto di suo fratello V. V. (aprile 1998) fino al momento del primo arresto di lei stessa (giugno 1998), che era legata da vincoli di parentela con più personaggi di rilievo apicale all'interno del sodalizio, e che aveva deciso di collaborare con la giustizia nel febbraio 2005, dopo essere stata incriminata per omicidio aggravato. Nell'ordinanza del Tribunale del Riesame si legge altresì che gli inquirenti hanno tratto ulteriori elementi di conoscenza, circa l'organigramma e le attività della cosca di Partinico, dalle...

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