Estremi:
Cassazione civile, 2010,
  • Fatto

    SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

    Il Tribunale di Foggia, dopo avere dichiarato, con sentenza non definitiva del (OMISSIS), la cessazione degli effetti civili del matrimonio contratto dal ricorrente (ricorso del (OMISSIS)) P.A. con Pi.Ma.Li., con successiva sentenza n. 1247 dell’8.07.2005 imponeva al primo di corrispondere all’ex moglie, a fare data dal mese di dicembre 2002, l’assegno divorzile di Euro 500,00 mensili, annualmente rivalutabili, nonche’ di pagare i 2/3 delle spese processuali, compensate per la residua parte.

    Con sentenza del 1.06 - 21.07.2006, la Corte di appello di Bari respingeva l’appello principale del P. e l’appello incidentale della Pi., proposti avverso la sentenza definitiva e condannava il primo al pagamento dei 2/3 delle spese del grado, compensate per la residua parte, la Corte territoriale osservava e riteneva in sintesi:

    che nel giudizio di primo grado erano stati provvisoriamente confermati, in sede presidenziale, i patti assunti dalle parti all’atto della loro separazione consensuale e successivamente acquisite le loro dichiarazioni dei redditi dal 1998 al 2002 - che con l’appello principale il P. aveva dedotto che non vi era prova della mancanza di mezzi dell’ex moglie ne’ dell’impossibilita’ di procurarseli, sicche’ nessun assegno le spettava, che, comunque la somma attribuitale era eccessiva ed ancora che la decorrenza del beneficio era stata erroneamente riferita alla data della domanda introduttiva;

    che la sentenza del Tribunale, ampiamente e correttamente motivata e perfettamente aderente alle risultanze probatorie, non meritava censura alcuna ed andava confermata;

    che dagli atti risultava un divario notevole tra imposizioni reddituali delle parti, avendo il ...

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  • Diritto

    MOTIVI DELLA DECISIONE

    A sostegno del ricorso il P., deduce, chiedendo conseguentemente anche la cassazione dello statuito regime delle spese di lite:

    1. "Nullita’ della sentenza per violazione dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4 in relazione all’art. 112 c.p.c.", con formulazione del seguente quesito di diritto ai sensi dell’art. 366 bis c.p.c., Ove la Corte territoriale richiami genericamente la motivazione della sentenza di primo grado e si limiti a stringate motivazioni su questioni non decisive ed ometta di esaminare le censure mosse alla sentenza di primo grado, cosi’ dimostrando di non avere valutato criticamente sia la pronuncia censurata sia le censure mosse alla stessa, viola il dovere di pronunciare su tutta la domanda sancito dall’art. 112 c.p.c. con conseguente nullita’ della sentenza?.

    Il quesito e’ inammissibile, giacche’ il relativo contenuto si sostanzia nella prospettazione di vizi motivazionali dell’impugnata sentenza, ancorati a mere valutazioni critiche, senza che, invece, in esso possa rinvenirsi riscontro della rubricata violazione di legge, e segnatamente della denunciata violazione del principio della corrispondenza fra il chiesto e il pronunciato (art. 112 cod. proc. civ.), il quale implica unicamente il divieto per il giudice di pronunciare oltre i limiti delle pretese e delle eccezioni fatte valere dalle parti, ovvero su questioni estranee all’oggetto del giudizio e non rilevabili di ufficio, attribuendo un bene della vita non richiesto o diverso da quello domandato.

    2. "Omessa, insufficiente, contraddittoria motivazione circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5 con riferimento all’art. 132 c.p.c.".

    Il motivo e’ inammissibile poiche’ le dedotte censure di omessione ...

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