Estremi:
Cassazione civile, 2007,
  • Fatto

    SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

    Con sentenza in data 3 - 9 aprile 2003 il Tribunale di Teramo rigettava l'appello interposto dalla Regione Abruzzo avverso la sentenza in data 30 gennaio 2002 dal Giudice di Pace di Montorio al Vomano, che l'aveva condannata a pagare L. 3.365.320, oltre interessi, rivalutazione e spese legali, in favore di D.M. M. a titolo di risarcimento dei danni cagionati alla vettura di costui da un cinghiale.

    In particolare il Tribunale affermava:

    La Regione Abruzzo era titolare passiva del rapporto processuale in quanto la normativa vigente ha delegato alle Regioni l'esercizio dei poteri di gestione, di tutela e di controllo della fauna selvatica e, quindi, anche l'onere di predisporre tutte le misure idonee ad evitare che gli animali selvatici arrechino danni a persone o a cose;

    le risultanze processuali dimostravano che, in assenza di barriere idonee, un cinghiale aveva improvvisamente attraversato la strada provinciale che l'auto del D.M. stava percorrendo a velocità moderata e aveva colliso con essa.

    La Regione Abruzzo ha proposto ricorso per cassazione affidato ad un unico motivo.

    Il D.M. ha resistito mediante controricorso.

  • Diritto

    MOTIVI DELLA DECISIONE

    Il ricorso è manifestamente infondato. Con l'unico motivo la ricorrente denuncia violazione della L.R. n. 341 del 1991, art. 15, assumendo che, essendo il sinistro avvenuto all'interno del Parco del Gran Sasso, il soggetto obbligato era il relativo Ente e non la Regione.

    La L. 6 dicembre 1991, n. 394, art. 15, è significativamente intitolato "Acquisti, espropriazioni e indennizzi" e, quindi, disciplina una materia ben diversa da quella di specie (risarcimento dei danni cagionati da un cinghiale ad un'autovettura che stava percorrendo una strada provinciale).

    Correttamente, dunque, il Tribunale ha rilevato che la normativa invocata dalla Regione disciplina i danni non altrimenti risarcibili arrecati dalla fauna selvatica e dalla attività venatoria alla produzione agricola e alle opere approntate sui terreni agricoli e a pascolo; che la L. 11 febbraio 1992, n. 157, ha attribuito alle regioni la competenza ad emanare norme relative alla gestione e alla tutela della fauna selvatica e ad esercitare le funzioni di programmazione e pianificazione al riguardo; che compete ad esse l'obbligo di predisporre le misure idonee ad evitare che gli animali selvatici arrechino danni a persone o a cose, con la conseguenza che, nell'ipotesi di danno provocato da detta fauna, il cui risarcimento non sia previsto da apposite norme, esse ne rispondono ex art. 2043 c.c..

    Pertanto il ricorso va rigettato, con aggravio per la parte soccombente delle spese, liquidate come in dispositivo.

Correlazioni:

Legislazione Correlata (6)

Visualizza successivi