• Fatto

    SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

    Con sentenza del 28 luglio 2004, il Tribunale di Ancona, che aveva pronunciato nel 2001 la cessazione degli effetti civili del matrimonio concordatario di P.R. e V.K., disponeva in favore di questa un assegno di divorzio nella misura mensile di Euro 150,00, oltre rivalutazione annuale, e compensava le spese di lite.

    L'assegno era riconosciuto alla ex moglie in ragione del divario di redditi tra le parti, emergente dalla documentazione fiscale prodotta dalle parti, che evidenziava che il P. aveva redditi imponibili di Euro 13.241,00 e la V., di Euro 3226,00.

    Avverso tale pronuncia proponeva appello il P., deducendo che in primo grado erroneamente non si era tenuto conto che mensilmente egli al netto guadagnava Euro 820,00 - 850,00 e la V. percepiva Euro 921,69, nè si era considerato il grave incidente d'auto da lui subito, a seguito del quale gli era stata amputata una gamba; inoltre era chiesto nel gravame di considerare che l'appellante aveva dovuto subire la riduzione dell'orario di lavoro dall'impresa da cui dipendeva. La Corte d'appello di Ancona, con sentenza del 10 marzo 2005, ha respinto il gravame, affermando che la riduzione dell'orario di lavoro in applicazione del D.Lgs. 25 febbraio 2000, n. 61, poteva non essere dipesa da un'iniziativa della datrice di lavoro s.r.l. INCOS per difficoltà aziendali e derivare invece dalla volontà dello stesso P., che aveva stipulato con la società un "accordo di trasformazione del contratto di lavoro da tempo pieno a tempo parziale". Ad avviso della Corte d'appello non vi era la prova della dedotta riduzione di stipendio dell'appellante, rimasto al netto di Euro 821,80, come in primo grado, nè era stato dimostrato che la V. guadagnava, al netto, Euro 921,69 mensili. La ...

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  • Diritto

    MOTIVI DELLA DECISIONE

    1.1. Il primo motivo di ricorso del P. lamenta omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione della sentenza su punti decisivi, ai sensi dell'art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, per avere la Corte territoriale affermato che il ricorrente non ha dato prova della riduzione di reddito lamentata e che tale diminuzione, se esistente, non sia stata subita ma conseguita ad una sua richiesta.

    La Corte non ha tenuto conto che la trasformazione del contratto di lavoro, da tempo pieno a tempo parziale, è avvenuta ai sensi del D.Lgs. 25 febbraio 2000, n. 61, cioè per lo stato di crisi della società datrice di lavoro e su iniziativa di questa, ai sensi dell'art. 5 di tale decreto; è contraddittoria l'affermazione della sentenza impugnata sulla carenza di prova che la dedotta trasformazione del lavoro del P. non è avvenuta su iniziativa del lavoratore ricorrente e mancano di motivazione i dubbi dei giudici del merito sul punto e sul fatto che, per detta situazione, i redditi del P. si sono ridotti. La Corte territoriale ha erroneamente ritenuto che un reddito di Euro 821,80, accertato in primo grado e ridotto in appello a Euro 658,00 per le ragioni dedotte, connesse alla trasformazione del rapporto di lavoro a tempo parziale ad opera del datore di lavoro, possa essere ancora adeguato a imporre a chi ha subito detto evento di integrare i mezzi patrimoniali a disposizione dell'ex coniuge, respingendo quindi immotivatamente il gravame del P..

    1.2. Con il secondo motivo di ricorso si lamenta la violazione della L. 1 dicembre 1970, n. 898, art. 4 (rectius 5), comma 6, in rapporto all'art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, per avere la Corte di merito confermato quanto deciso in primo grado sull'assegno di divorzio, anche per la circostanza che il ...

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