• Fatto

    Svolgimento del processo

    T. F., N. M. e G. M. con citazione notificata il 21.1.1986 convenivano davanti al Tribunale di Ragusa il dr. De P. C. ed il dr. D. G. per sentirli condannare in solido al risarcimento del danno per il decesso del rispettivo marito e padre, M. G., addebitato a ciascuno dei convenuti secondo i fatti accertati in sede penale.

    Assumevano le attrici che il 20.3.1972 presso l'ospedale di Vittoria, decedeva M. G., di anni 42; che questi, colto da dolori inguinali, era stato ricoverato sette giorni prima; che gli veniva successivamente diagnosticata ernia crurale strozzata con occlusione intestinale, per cui veniva operato; che dopo alcune ore si manifestava una sintomatologia peritonitica, per cui subiva un secondo intervento, che accertava una peritonite diffusa per perforazione di un'ansa ileale necrotica non rimossa nell'intervento precedente. Malgrado la resezione dell'ileo, il M. decedeva.

    Veniva iniziato procedimento penale a carico dei due medici per omicidio colposo i periti accertarono che lo strozzamento dell'ernia era insorto dopo l'inizio delle indagini radiologiche e che la peritonite, causa del decesso, si era sviluppata dopo il primo intervento chirurgico, in conseguenza della necrotizzazione del tratto intestinale erniato non rimosso durante l'intervento operatorio; tuttavia i periti conclusero che non vi era colpa professionale dei medici. Il tribunale di Ragusa, con sentenza del 17.6.1980, assolse gli imputati. La corte di appello di Catania addebitò al dr. De P. la superficialità della diagnosi ed al D. l'incompleta esplorazione del campo operatorio, che lo portò ad ignorare la necrotizzazione dell'ansa ileale, omettendone l'asportazione nel primo intervento; tuttavia, concesse le attenuanti generiche, dichiarò estinto il reato. La S.C. confermò detta sentenza.

    Iniziato il procedimento civile, i convenuti chiamarono in garanzia la USL 22, adducendo che l'ente, succeduto all 'amministrazione...

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  • Diritto

    Motivi della decisione

    1. Preliminarmente vanno riuniti i ricorsi.

    Con il primo motivo di ricorso, il ricorrente D. lamenta la violazione e falsa applicazione degli artt. 112 e 342 c.p.c., in relazione agli artt. 360 n. 3 e 5 c.p.c..

    Assume il ricorrente che hell'atto di appello le attrici appellanti si erano limitate ad esporre le loro doglianze relativamente alla ritenuta prescrizione da parte della sentenza del Tribunale che. a loro dire, non avrebbe considerato l'eccezione dell'interruzione di detta prescrizione. Sostiene il ricorrente che, poiché nella motivazione dell'atto di appello non era indicato in quali circostanze il M. perse la vita e quale fosse la responsabilità dei ricorrenti, detti motivi dell'appello erano generici e che detta genericità, cui conseguiva l'inammissibilità dell'appello ex art. 342 c.p.c. era già stata fatta valere in sede di comparsa conclusionale in sede di appello. 2.1. Il motivo è infondato e va rigettato.

    Osserva questa Corte che la specificità dei motivi di appello, di cui all'art. 342 c.p.c., deve egnere valutata in base all'imprescindibile raffronto tra le ragioni della doglianza esposte nell'atto introduttivo del giudizio di secondo grado e quelle che nella sentenza sorreggono il punto oggetto dell'impugnazione.

    Infatti la specificità dei motivi di impugnazione implica la necessità che la manifestazione volitiva dell'appellante consenta di individuare con chiarezza le statuizioni investite dal gravame e le specifiche critiche indirizzate alla motivazione che le sostiene (Cass. 10.1.1996, n. 169).

    È, invece, nell'esposizione dei fatti di causa pur necessaria ai fini dell'ammissibilità dell'appello (art. 342 c.p.c.), che va indicata quale era la domanda proposta al giudice di primo grado e su quali fatti e ragioni essa sì fondava.

    I Motivi di impugnazione devono invece attenere esclusivamente alla motivazione del provvedimento impugnato, in quanto...

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