Estremi:
Cassazione penale, 2011,
  • Fatto

    FATTO

    Con sentenza in data 12.01.2007 il Tribunale di Bolzano, sez. dist.

    di Merano, dichiarava S.z.P.C. responsabile del reato di maltrattamenti in famiglia ai danni della moglie convivente Sc.Ch. e del figlio minore S.z.

    P.F., e, riconosciuta la continuazione con il fatto, ritenuto più grave, di cui alla sentenza n. 251/02 del GUP in data 11.04.2002, irrevocabile il 23.05.2002, lo condannava alla pena di mesi cinque di reclusione e al risarcimento dei danni in favore delle parti civili.

    A seguito di gravame dell'imputato, con sentenza in data 18.12.2008 la Corte di Appello di Trento, sez. dist. di Bolzano, in parziale riforma della decisione di primo grado, assolveva l'imputato dal reato nei confronti del figlio minore e riduceva la pena per il reato in danno della moglie a mesi due di reclusione. Il prevenuto, a mezzo del suo difensore, ha proposto ricorso per cassazione avverso la predetta pronuncia, lamentando con un primo motivo, ai sensi dell'art. 606 c.p.p., comma 1, lett. c), la nullità del giudizio per violazione dell'obbligo di traduzione degli atti nella lingua scelta dall'imputato (italiano), imposto dal D.P.R. 15 luglio 1988, n. 574, artt. 18 e 18 bis.

    Con un secondo motivo il ricorrente denuncia mancanza della motivazione ed erronea applicazione degli artt. 423 e 516 c.p.p., ai sensi dell'art. 606 c.p.p., comma 1, lett. b) ed e), in relazione alla modifica dell'imputazione apportata dal P.M. al capo d'imputazione (con lo stralcio dei due episodi del 13.02.2002 e del 25.01.2003 e la modifica della data relativamente a un terzo episodio) prima dell'apertura della fase dibattimentale.

    Col terzo e ultimo motivo il ricorrente deduce contraddittorietà e manifesta illogicità...

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  • Diritto

    DIRITTO

    Il ricorso è inammissibile.

    Per quanto concerne il primo motivo, va premesso che le norme in materia di uso delle lingue italiana e tedesca nei processi penali e civili in provincia di Bolzano sono dettate dal D.P.R. 15 luglio 1988, n. 574, e successive modificazioni e integrazioni, quali in particolare quelle dettate dal D.Lgs. 29 maggio 2001, n. 283 e dal D.Lgs. 13 giugno 2005, n. 124.

    Il testo originario del D.P.R. 574 del 1988, art. 18 così recitava:

    "1. Quando nel giudizio penale si procede contro più imputati o vi sia costituzione di parte civile e l'organo competente abbia accertato, a norma degli artt. 14, 15 e 16, che i medesimi appartengono a gruppi linguistici diversi, si osservano le disposizioni che seguono:

    A) l'interrogatorio dell'indiziato o dell'imputato si svolge nelle forme e con le modalità indicate negli artt. 14 e 16;

    B) la parte civile sceglie la lingua che intende usare nel processo;

    C) i testimoni, il responsabile civile e la persona civilmente obbligata per rammenda vengono sentiti nella lingua materna;

    D) gli atti, i documenti e le altre dichiarazioni scritte rese nel processo, sono tradotti nell'altra lingua;

    E) le dichiarazioni e le richieste orali vengono tradotte immediatamente dopo essere state formulate;

    F) le requisitorie orali del pubblico ministero sono pronunciate e quelle scritte sono redatte in entrambe le lingue;

    G) le istanze e le memorie scritte vengono presentate in entrambe le lingue, mentre le difese orali vengono tradotte immediatamente dopo essere state pronunciate;

    H) i verbali vengono redatti contestualmente in entrambe le lingue;

    I) i provvedimenti del giudice, comprese le...

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