• Fatto

    Svolgimento del processo

    Con sentenza depositata il 2.9.1993 il tribunale di Lucca, adito da E. A., dichiarò la cessazione degli effetti civili del matrimonio celebrato il 16.1.1966 dalla predetta con R. T., affidò la figlia minorenne C. alla madre, stabilendo le modalità di visita da parte del padre, determinò in Lire 700.000 mensili la misura dell'assegno di divorzio ed in Lire 900.000 quello di mantenimento della minore, entrambi rivalutabili.

    Sull'appello proposto dall'A. e sull'appello incidentale del T. avverso detta sentenza, la corte d'appello di Firenze, con sentenza depositata in data 11.12.1995, rideterminò l'assegno di divorzio posto a carico dell'appellante incidentale, portandolo a Lire 3.000.000 mensili; confermò, nel resto, la sentenza appellata.

    Propose ricorso per cassazione il T., cui resistette la A. con controricorso e proponendo, a sua volta, ricorso incidentale ed un ricorso autonomo, fondati sullo stesso motivo.

    Con sentenza n. 11095 del 5.11.1998, questa corte, in accoglimento parziale del ricorso principale ed in accoglimento del ricorso della A., dichiarato inammissibile il ricorso incidentale, cassò la sentenza impugnata e rinviò la causa ad altra sezione della corte d'appello di Firenze, stabilendo che l'indagine doveva essere prioritariamente indirizzata ad accertare il tenore di vita dei coniugi, sul presupposto di diritto dell'indefettibile subordinazione dell'assegno di divorzio al fatto che, per mancanza di mezzi adeguati o per l'impossibilità, dovuta a ragioni oggettive, di procurarseli, il coniuge richiedente subisca un deterioramento del tenore di vita goduto in costanza di matrimonio o corrispondente ad aspettative ragionevolmente e legittimamente maturate in costanza di matrimonio.

    Il giudice di rinvio, davanti al quale le parti avevano riassunto la causa, con sentenza depositata il 2.11.1999, escluse il diritto del T. a vedere e tenere con sè la minorenne C. contro la volontà...

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  • Diritto

    Motivi della decisione

    Col primo mezzo di gravame, E. A. censura la sentenza pronunziata dalla corte di Firenze in sede di rinvio, per violazione e falsa applicazione dell'articolo 5, sesto comma, della legge 1 dicembre 1970, n. 898, successivamente modificato dalle leggi 1 agosto 1978, n. 436, e 6 marzo 1987, n. 74, e per omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione su un punto decisivo della controversia.

    Deduce, in merito, che la corte fiorentina, dopo avere giustamente affermato il diritto di essa A. a percepire l'assegno di divorzio - non essendo ella in grado coi propri mezzi, assolutamente inadeguati rispetto a quelli notevolmente elevati dell'ex coniuge, di mantenere un tenore di vita equiparabile a quello goduto in costanza di matrimonio -, finisce per contenere la misura dell'assegno in Lire 700.000 mensili, evidentemente troppo esigua e, quindi, inidonea a garantire lo scopo.

    Occorre precisare, innanzitutto, che la sentenza 5.11.1998 di questa corte, citata nella parte narrativa - premesso che l'attribuzione dell'assegno di divorzio dipende indefettibilmente dal positivo deterioramento del tenore di vita del richiedente, causato dalla mancanza di mezzi adeguati o dall'oggettiva impossibilità di procurarseli, rispetto a quello goduto in costanza di matrimonio ovvero a quello ragionevolmente e legittimamente sperabile in base alle aspettative maturate in costanza di matrimonio - fissava il principio per cui indagine prioritaria, al fine di stabilire la misura di detto assegno "doveva essere quella diretta ad accertare il tenore di vita dei coniugi, inteso nel senso sopra precisato, da assumere come parametro di riferimento ai fini dell'attribuzione dell'assegno". Accertamento, questo, che era mancato nella prima sentenza della corte d'appello di Firenze, la quale si era limitata "a prendere in esame i redditi professionali attuali del T. e quelli derivanti dalle sue proprietà immobiliari ed a confrontare la sua...

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