• Fatto

    SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

    Con atto di citazione notificato il 29-11-1988 L.A. conveniva in giudizio dinanzi al Tribunale di Roma C.L. e C.M.L. e, premesso di essere proprietaria di un immobile sovrastante la trattoria di proprietà dei convenuti, chiedeva che, accertata la illiceità delle immissioni moleste provenienti dalla trattoria, venisse disposta la loro eliminazione con la condanna delle controparti al risarcimento dei danni.

    I convenuti costituitisi in giudizio contestavano il fondamento della domanda attrice di cui chiedevano il rigetto.

    A seguito della morte dell'attrice si costituivano in giudizio quali suoi eredi R.B., R.C., R.L. e D.D..

    Il Tribunale adito con sentenza del 28-3-2002 rigettava la domanda di spostamento della cucina in un diverso ambiente del ristorante di proprietà dei convenuti, e condannava questi ultimi al risarcimento dei danni liquidati in L. 62.000.000 nonchè al pagamento delle spese di lite.

    Proposta impugnazione da parte di L. e C.M.L. cui resistevano B., C., R.L. e la D. che introducevano altresì un appello incidentale la Corte di Appello di Roma con sentenza del 2-12-2004, in parziale riforma della sentenza impugnata, confermata nel resto, ha determinato l'ammontare del danno al cui risarcimento erano stati condannati i C. in Euro 22.104,36 con gli interessi legali a decorrere dalla data della sentenza di primo grado (ritenendo che gli appellanti non erano responsabili per le immissioni successive all'11- 12-1997, allorchè l'azienda era stata da essi ceduta), ed ha rigettato l'appello incidentale.

    Avverso questa sentenza M.L. e C.M. hanno proposto un ricorso per Cassazione...

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  • Diritto

    MOTIVI DELLA DECISIONE

    Con il primo motivo i ricorrenti, deducendo violazione e falsa applicazione dell'art. 112 c.p.c. degli artt. 844 - 1226 e 2043 c.c. nonchè omessa o insufficiente motivazione, assumono che, mentre la L. prima e successivamente i suoi eredi avevano formulato una domanda ex art. 844 c.c. a tutela della proprietà chiedendo l'attribuzione di un indennizzo commisurato alla perdita di valore dell'immobile oggetto delle immissioni moleste, la sentenza impugnata ha erroneamente ritenuto che correttamente il primo giudice aveva statuito sulla diversa domanda di risarcimento danni relativi al peggioramento della qualità di vita degli occupanti l'appartamento soprastante il ristorante gestito dagli esponenti, domanda sulla quale, secondo il giudice di appello, era stato da questi ultimi accettato il contraddittorio all'udienza dell'1-10-1999.

    La censura è infondata.

    La Corte territoriale ha rilevato che all'udienza del 1-10-1999 gli attori avevano chiesto l'accertamento della illiceità delle immissioni moleste con la rimozione dell'attività di cucina dal locale gestito dai C., la condanna dei convenuti al risarcimento del danno in conseguenza delle suddette immissioni, e solo in via subordinata la condanna dei convenuti ad un indennizzo commisurato al deprezzamento dell'immobile a causa delle immissioni;

    considerato poi che a tali conclusioni occorreva fare riferimento, non avendo i convenuti manifestato di non accettare il contraddittorio, correttamente il Tribunale aveva esaminato soltanto le domande formulate in via principale, e non anche quella relativa all'indennizzo conseguente alla perdita di valore dell'immobile.

    Pertanto illogicamente i ricorrenti, non avendo contestato di aver accettato il contraddittorio sulle ...

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