Estremi:
Cassazione civile, 2011,
  • Fatto

    SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

    T.M. conveniva in giudizio, dinanzi al Tribunale di Pesaro, D.M.G., G.C., D.M.P., D.M.S. e D.M.M., nella loro qualità di eredi di D.M. F., nonchè la s.p.a. Allianz Subalpina Assicurazioni, quale compagnia assicuratrice per la r.c.a. di quest'ultima, per sentirli condannare, in solido, al risarcimento dei danni da essa subiti a seguito di un incidente stradale.

    Deduceva l'attrice che, mentre camminava sul margine destro di una strada provinciale era investita dall'auto condotta da D.M. F. riportando gravissime lesioni personali.

    La s.p.a. Allianz Subalpina Assicurazioni si costituiva contestando la domanda attrice, sia in relazione all'an che in relazione al quantum.

    IL Tribunale concedeva due provvisionali.

    Con sentenza del 30.8-2.9.2002 il Tribunale dichiarava che l'incidente per cui è causa si era verificato per colpa concorrente di D.M.F. e T.M., rispettivamente nella misura dell'80% e del 20% e condannava i convenuti, in solido fra loro, al pagamento della somma di _ 65.587,24 già detratto quanto corrisposto dalla s.p.a. Allianz Subalpina in corso di causa, oltre accessori.

    Proponeva appello T.M. deducendo che il Tribunale aveva erroneamente ritenuto l'esistenza di un suo concorso di colpa.

    Contestava la determinazione del danno biologico, del danno morale, delle spese medico assistenziali e di quelle future.

    La Allianz Subalpina sosteneva la totale infondatezza del proposto gravame di cui chiedeva il rigetto, con integrale conferma della sentenza impugnata.

    La Corte d'Appello di Ancona respingeva l'appello e confermava la sentenza impugnata.

    Proponeva ricorso per cassazione T.M. con 10 motivi.

    ...
  • Diritto

    MOTIVI DI DIRITTO

    Con il primo mezzo d'impugnazione T.M. denuncia: "Violazione e falsa applicazione dell'art. 1227 c.c. - art. 2043 c.c. - art. 2054 c.c. - art. 2697 c.c. - art. 115 c.p.c. - art. 116 c.p.c. - art. 190 C.d.S., introdotto dal D.Lgs. n. 30 aprile 1992, n. 285 - art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3 - art. 366 c.p.c., comma 1, n. 4".

    Sostiene parte ricorrente che la Corte territoriale non ha correttamente utilizzato le suddette norme in relazione alla fattispecie de qua in quanto ha confermato il concorso di colpa del pedone nella misura del 20% e quella del conducente in misura dell'80%.

    La Corte ha in particolare errato, secondo T.M., per aver affermato il concorso di colpa sostenendo che la mera violazione dell'art. 190 C.d.S., ha determinato il concorso di colpa affermato dal giudice di primo grado, senza neppure svolgere alcun rilievo circa l'elemento causale riferibile al pedone.

    Il motivo è infondato.

    In tema di investimento stradale, anche se il conducente del veicolo non abbia fornito la prova idonea a vincere la presunzione di colpa che l'art. 2054 cod. civ., comma 1, pone nei suoi confronti, non è preclusa l'indagine, da parte del giudice di merito, in ordine al concorso di colpa del pedone investito, con la conseguenza che, allorquando siano accertate la pericolosità e l'imprudenza della condotta del pedone stesso, la colpa di questo concorre, ai sensi dell'art. 1227 c.c., comma 1, con quella presunta del conducente (Cass., 22.5.2007, n. 11873).

    D'altra parte il pedone che si accinge ad attraversare la strada sulle strisce pedonali non è tenuto, alla stregua dell'ordinaria diligenza, a verificare se i conducenti in transito mostrino o meno l'intenzione di rallentare e lasciarlo attraversare, potendo egli fare ...

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