• Fatto

    Svolgimento del processo

    Con ricorso del 1.4.1992 al Pretore di La Spezia, Italo Perrone, gestore di una tabaccheria, conveniva in giudizio l'INPS e chiedeva che venisse accertato il suo diritto alla pensione di inabilità o, in subordine, all'assegno di invalidità, con condanna dell'istituto al pagamento dei ratei arretrati.

    L'INPS si costituiva e chiedeva il rigetto della domanda.

    Il Pretore, disposta una consulenza tecnica d'ufficio, con sentenza del 10.6.1994, rigettava il ricorso.

    Il Tribunale di La Spezia, disposta una nuova consulenza, con sentenza del 7.6.1998, rigettava l'appello proposto dal Perrone.

    A sostegno della decisione il Tribunale osservava che le relazioni dei due consulenti tecnici d'ufficio di primo e di secondo grado avevano conformemente escluso che la malattia dell'apparato gastrointestinale da cui il periziato era affetto (morbo di Crohn) avesse raggiunto allo stato un'entità tale da comportare inabilità o invalidità, avendo ridotto la capacità lavorativa del soggetto del 50%, tenuto conto anche della scarsa incidenza usurante del lavoro effettuato dal Perrone.

    Avverso detta sentenza il Perrone ha proposto ricorso per cassazione sostenuto da due motivi. L'INPS si è costituito depositando procura.

    Contenuto riservato agli abbonati
    Fai LOGIN o ABBONATI per accedere al contenuto completo
  • Diritto

    Motivi della decisione

    Con il primo motivo di ricorso, denunciando violazione degli articoli 1 e 2 della legge 12 giugno 1984 n. 222, il ricorrente sostiene che le consulenze tecniche, recepite dal Tribunale, non hanno tenuto conto del fatto che solo le modalità di svolgimento dell'attività commerciale, condotta a gestione familiare con l'aiuto della moglie e delle figlie, consentendo al Perrone di assentarsi frequentemente dal luogo di lavoro in occasione del riacutizzarsi della malattia, ne hanno consentito la prosecuzione; rileva, altresì, che le CTU, nell'esprimere il giudizio sulle "attività confacenti" del periziato, si sono riferite esclusivamente all'attività commerciale attualmente espletata e non hanno tenuto conto delle pregresse attività lavorative del Perrone (operaio e gestore di ristorante); osserva, infine, che le due CTU hanno ingiustamente sottovalutato le conseguenze che la malattia cronica in questione determina sulla vita sociale e lavorativa, costringendo la persona che ne è affetta a lunghi periodi di inattività a causa dei frequenti ricoveri ospedalieri e degli eventuali interventi chirurgici.

    Con il secondo motivo, denunciando omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione, il ricorrente lamenta che il Tribunale ha motivato in modo del tutto sommario e generico in ordine alla compatibilità del quadro morboso con la prosecuzione dell'attività lavorativa, recependo acriticamente le conclusioni delle relazioni peritali.

    I due motivi di ricorso, che vanno esaminati congiuntamente essendo strettamente connessi, non sono meritevoli di accoglimento.

    Il Tribunale, invero, sia pure con motivazione succinta, ha fatto corretta applicazione delle norme che regolano la concessione della pensione di inabilità e dell'assegno di invalidità.

    Secondo la giurisprudenza di questa Corte, infatti,...

    Contenuto riservato agli abbonati
    Fai LOGIN o ABBONATI per accedere al contenuto completo
  • Note redazionali:
    Contenuto riservato agli abbonati
    Fai LOGIN o ABBONATI per accedere al contenuto completo
Correlazioni:

Legislazione Correlata (4)

Portali (5)

please wait

Caricamento in corso...